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Ci sono dischi che nascono per essere ascoltati. E poi ci sono dischi che sembrano riemergere da un tempo lontano, da una parte nascosta di noi stessi. Clues, il nuovo album di Giuseppe D’Alonzo uscito il 22 maggio, appartiene senza dubbio a questa seconda categoria: un lavoro profondamente umano, emotivo, necessario.

Chi segue il percorso dell’artista sa quanto la sua scrittura sia sempre stata capace di muoversi tra inquietudine e speranza, tra rabbia e delicatezza. Non è un caso che il MEI abbia spesso raccontato il suo cammino artistico, arrivando anche a presentare in anteprima il videoclip di Avere di già, il singolo che ha anticipato il disco e che oggi appare come la chiave emotiva dell’intero progetto.

Avere di già è una canzone che colpisce perché non cerca scorciatoie: parla di una generazione cresciuta troppo in fretta, schiacciata dal peso delle aspettative, dalla precarietà, dalla paura del futuro. Ma dentro questa fragilità D’Alonzo riesce ancora a vedere qualcosa di luminoso: la capacità ostinata dei giovani di continuare ad amare, sognare, cercare un senso.

Ed è proprio questo il cuore di Clues. Undici brani che sembrano lettere lasciate aperte nel tempo, canzoni scritte durante la gioventù dell’artista e rimaste per anni nel cassetto, oggi finalmente liberate. Non c’è nostalgia sterile in queste tracce, ma il bisogno autentico di riconnettersi con quella parte di sé che continua a sentire tutto in maniera assoluta.

Il disco alterna momenti di rock viscerale e travolgente come AKAI ITOIn A Chaotic Way e Roll The Dice a episodi più sospesi e malinconici come CluesFade Away e Siviglia. Le sonorità si muovono tra chitarre intense, aperture emotive e atmosfere capaci di evocare immagini precise, quasi cinematografiche. Ogni brano sembra custodire una ferita, una domanda, un frammento di verità.

Ma ciò che rende davvero speciale Clues è la sua sincerità. Giuseppe D’Alonzo non costruisce personaggi, non rincorre mode o formule. Si espone. Racconta il caos, la vulnerabilità, il bisogno di umanità in un presente che spesso sembra negarla. E forse è proprio per questo che il disco arriva così forte: perché dentro queste canzoni c’è qualcosa che appartiene a tutti noi.

In un’epoca in cui tutto corre veloce e spesso superficialmente, Clues invita invece a fermarsi, ad ascoltare davvero. È un album che parla di amore come forma di resistenza, di passione contro il cinismo, di fragilità come atto di coraggio.

Giuseppe D’Alonzo firma così il suo lavoro più intenso e maturo: un disco che non urla per farsi notare, ma che resta dentro lentamente, traccia dopo traccia. Come quei ricordi che non smettono mai davvero di appartenerci.

ASCOLTA SU YOUTUBE https://www.youtube.com/playlist?list=PLkklvxrv_igtRH6JqZIKBSa65cslT0o8z.