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Con “Bambolina”, Camilla Pandozzi mette il punto finale a un percorso iniziato con “Madame” e proseguito con “Las Vegas”. Tre singoli che raccontano una crescita artistica e personale fatta di istinto, emozioni contrastanti e una sempre maggiore consapevolezza. L’ultimo capitolo della trilogia porta con sé atmosfere leggere e un immaginario estivo, rappresentato anche dal videoclip ambientato in un luna park, ma non rinuncia a parlare delle paure che accompagnano ogni sentimento autentico.

In questa intervista Camilla ci racconta cosa rappresentano questi tre brani, il significato di “Bambolina”, il rapporto con il presente e gli obiettivi che guarda già con entusiasmo per il futuro.

“Bambolina” chiude una trilogia iniziata con “Madame” e proseguita con “Las Vegas”. Guardando questi tre capitoli insieme, cosa raccontano della Camilla di oggi?

Camilla Pandozzi: Raccontano una Camilla che sta crescendo, ma che non ha paura di mostrare anche le sue contraddizioni. “Madame” è più istintiva, quasi una provocazione: parla del desiderio, del sentirsi attratti da qualcuno anche quando sai che potrebbe complicarti la vita. “Las Vegas” è l’euforia, l’adrenalina, quella voglia di vivere tutto al massimo senza sapere esattamente dove ti porterà. “Bambolina”, invece, è forse il capitolo più consapevole: resta la leggerezza, ma arriva anche la paura di perdere qualcosa che ti ha fatto stare bene. Insieme raccontano la Camilla di oggi: impulsiva, romantica, libera, ma anche molto più consapevole di quello che prova.

Nel videoclip il luna park diventa un luogo dove lasciarsi andare senza paura. C’è stato un momento della tua vita in cui hai capito quanto fosse importante vivere il presente invece di rincorrere sempre il futuro?

Camilla Pandozzi: Credo di averlo capito proprio negli ultimi mesi. Quando hai tanti sogni, rischi di vivere sempre pensando al prossimo obiettivo: il prossimo brano, il prossimo palco, il prossimo risultato. A un certo punto, però, mi sono resa conto che continuando a guardare avanti rischiavo di non accorgermi delle cose bellissime che stavano succedendo nel presente. Anche il videoclip a MagicLand è stato così: invece di pensare continuamente a come sarebbe venuto il risultato finale, ho cercato di divertirmi davvero, di vivere quella giornata con le persone che erano lì con me. Il futuro è importante, ma non deve rubarti il momento che stai vivendo.

In “Bambolina” convivono leggerezza, desiderio e il timore di perdere qualcuno. Ti piace raccontare emozioni che sembrano opposte perché sono quelle che viviamo davvero?

Camilla Pandozzi: Sì, perché secondo me le emozioni vere non sono mai ordinate. Puoi essere felicissima con una persona e, nello stesso momento, avere paura che tutto finisca. Puoi desiderare di lasciarti andare, ma avere anche il bisogno di proteggerti. “Bambolina” nasce proprio da questa confusione emotiva: vivere una notte come se non esistesse un domani, anche se dentro di te sai che quel domani arriverà. Mi piace raccontare queste contraddizioni perché sono umane. Non siamo mai soltanto felici o soltanto tristi: spesso proviamo tutto insieme.

Dopo aver chiuso questa trilogia, senti che il prossimo progetto partirà da una nuova versione di te o sarà un’evoluzione naturale del percorso fatto finora?

Camilla Pandozzi: Penso entrambe le cose. Sarà un’evoluzione naturale, perché tutto quello che ho scritto e vissuto fino a oggi resterà dentro la mia musica. Però sento anche che si sta aprendo una fase nuova. Questa trilogia mi ha aiutata a capire meglio il mio suono, il mio modo di scrivere e quello che voglio comunicare. Nei prossimi progetti vorrei mostrare altre parti di me, magari più profonde, più forti o anche più scomode. Non voglio diventare una persona diversa: voglio continuare a scoprire chi sono, brano dopo brano senza pormi limiti e rifiutando categoricamente l’omologazione. Camilla è tante cose e tanti saranno i mood che troverete nei miei brani, ma tutti con il mio marchio di fabbrica, il mio sound.