Dagli esordi curiosi alle conferme che scaldano il cuore: in questa intima chiacchierata su MEI Web, Call me Laura si spoglia delle proprie insicurezze raccontando le scintille della sua rinascita emotiva. Esploriamo con lei la genesi di “Dietro le nuvole”, la potente metafora del suo ultimo videoclip e le infinite sfaccettature della quotidianità, in attesa delle imminenti sorprese discografiche.
Benvenuta su MEI Web! Il tuo progetto artistico, Call me Laura, affonda le radici in una formazione che parte dalla chitarra e dalla viola. Ci racconti i tuoi primissimi passi e com’è nato originariamente questo tuo amore incondizionato per la musica?
La musica è entrata nella mia vita molto presto, anche se in modo un po’ curioso. Da bambina sognavo di suonare la batteria, ma mia madre mi iscrisse a un corso di chitarra. Qualche anno dopo desideravo studiare violoncello e mi ritrovai invece a suonare la viola. A ripensarci oggi mi viene da sorridere, perché in fondo il mio percorso musicale è iniziato proprio così: seguendo strade diverse da quelle che avevo immaginato. Nonostante questo, la musica non mi ha mai lasciata. È sempre stata il luogo in cui trovavo rifugio, libertà e possibilità di esprimermi. Con il tempo ho capito che più degli strumenti era la voce a permettermi di raccontare ciò che sentivo davvero. Da lì è iniziato un percorso che mi ha portata a trasformare una passione personale in un progetto artistico concreto.
Firmare con Up Music Studio nel 2024 e collaborare con una figura di riferimento per te fondamentale come Sabatino Salvati ha segnato un punto di svolta. Qual è stato il momento in assoluto più gratificante del tuo percorso finora?
Se devo essere sincera, faccio fatica a sceglierne uno soltanto, perché ce ne sono due che porto nel cuore in modo particolare. Il primo è arrivato poco dopo l’uscita de “La vita è una danza”, quando il brano ha raggiunto il quarto posto nella classifica degli esordienti indipendenti. Per molti potrebbe sembrare solo un numero, ma per me rappresentava la conferma che quel sogno che avevo tenuto chiuso in un cassetto per tanto tempo aveva finalmente trovato il coraggio di uscire allo scoperto. Il secondo è successo in modo del tutto inaspettato. La scorsa estate ero al concerto di Alfa ad Alghero, immersa tra migliaia di persone. A un certo punto una ragazza mi ha fermata e mi ha detto: “Ma io ti conosco, conosco la tua canzone, è bellissima”. È stato uno di quei momenti che ti spiazzano completamente. Fino a quel momento avevo sempre immaginato la mia musica dall’altra parte, nelle cuffie di qualcuno che non avrei mai incontrato. Ritrovarmi davanti una persona che conosceva il mio brano e che aveva deciso di dirmelo è stata un’emozione difficile da descrivere. Credo sia stato il primo momento in cui ho realizzato davvero che una canzone, una volta pubblicata, non appartiene più soltanto a chi la scrive.
Il tuo nuovo singolo “Dietro le nuvole” parla dell’abbandonare la semplice resistenza per abbracciare una vera rinascita. Qual è la scintilla esatta che ti ha fatto capire che era il momento di smettere di dubitare e ricominciare a cercare la luce?
Più che una scintilla, è stato un processo. Ci sono momenti in cui ti rendi conto che stai spendendo più energie a resistere al cambiamento che a viverlo. Per molto tempo ho pensato che essere forte significasse stringere i denti e andare avanti. Poi ho capito che la vera forza è anche lasciarsi attraversare dalle emozioni, accettare le proprie fragilità e continuare a camminare nonostante l’incertezza. “Dietro le nuvole” nasce proprio da questa consapevolezza: il sole non compare all’improvviso per magia, ma smetti di sentirti perso quando inizi a fidarti del fatto che tornerà
Il videoclip gioca in modo molto originale sull’uso del green screen, contrapponendo una dimensione intima “in costruzione” a un luminoso scenario maldiviano per esplorare la speranza. Com’è nata questa potente idea visiva per dimostrare che il sole esiste già dentro di noi?
Fin dall’inizio volevamo evitare una rappresentazione troppo letterale del concetto di rinascita. L’idea del green screen è nata proprio dal desiderio di mostrare il contrasto tra ciò che vediamo all’esterno e ciò che accade dentro di noi. Da una parte c’è uno scenario luminoso, quasi da cartolina, che richiama immediatamente l’idea di serenità. Dall’altra c’è la struttura stessa del green screen, volutamente visibile, che ricorda come quella realtà sia una costruzione. A un certo punto mi sono resa conto che il messaggio del brano era proprio questo: continuiamo a cercare il sole nei luoghi, nelle situazioni o nelle persone, quando spesso la vera sfida è imparare a trovarlo dentro di noi. Non servono scenari perfetti per stare bene. A volte basta cambiare il modo in cui guardiamo le cose.
È probabilmente la ragione principale per cui scrivo. Non ho mai vissuto la musica come un semplice esercizio creativo. Ogni canzone nasce dal desiderio di condividere qualcosa che ho vissuto, ma senza che resti confinato alla mia storia personale. La soddisfazione più grande non è quando qualcuno mi dice che una canzone è bella, ma quando mi racconta che si è riconosciuto in una frase o in un’emozione. In quel momento capisco che quello che era nato come qualcosa di molto intimo è diventato un’esperienza condivisa. Ed è proprio lì che, secondo me, la musica compie la sua magia più grande
L’uscita di “Dietro le nuvole” rappresenta un tassello di un puzzle più grande? Hai già in cantiere altri brani per proseguire questo affascinante racconto interiore o stai pensando a un disco completo?
Sono tremendamente scaramantica, quindi non vi rivelerò troppo! Posso però dire che “La vita è una danza” e “Dietro le nuvole” rappresentano due visioni della stessa storia, una vera e propria evoluzione. Al centro di quello che scrivo c’è sempre la quotidianità, la possibilità che chi ascolta possa ritrovarsi in quelle situazioni e in quelle emozioni, perché in fondo appartengono a ciascuno di noi. La storia non finisce qui: la quotidianità ha infinite sfaccettature e il percorso continua. Stiamo già lavorando a nuova musica e il prossimo brano sorprenderà chi mi ha conosciuta attraverso questi primi singoli. Sarà diverso per atmosfere e sfumature, ma manterrà intatto ciò che considero il cuore del progetto: l’autenticità. Mi piace pensare che ogni canzone aggiunga un pezzo alla stessa fotografia, mostrando prospettive sempre nuove senza perdere


