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Con “Niente di quest’epoca”, Andrea Heros firma un brano profondamente visivo e personale, nato tra le strade di Napoli e attraversato da immagini, sensazioni e riflessioni sul presente.

Le navi che partono, la città che scorre, il tempo che cambia: tutto diventa simbolo di un percorso umano prima ancora che artistico. Un racconto che parla di distanza, identità e di quella sensazione di sentirsi fuori posto in un mondo che corre veloce.

Ne abbiamo parlato con Andrea Heros, che ci ha raccontato il significato del brano e le immagini che lo hanno ispirato.


Intervista

“Niente di quest’epoca” nasce tra le strade di Napoli, in particolare in Via Marina: quanto la città ha influenzato la scrittura di questo brano?

Napoli è proprio il punto di partenza di questo brano. Ha un tipo di racconto molto visivo, alcune frasi del testo sono immagini o sensazioni “trascritte”.


Nel brano le navi che partono diventano una metafora ricorrente: cosa rappresentano per te queste partenze?

Rappresentano la nostalgia delle cose che cambiano, mentre scrivevo pensavo al mio percorso, non solo musicale. Le navi potrebbero essere viste anche come le persone che nella maggior parte dei casi passano nelle nostre vite poi diventano estranei per forza di cose (in un modo quasi spaventoso).


La frase “non hai niente di quest’epoca” nel brano sembra trasformarsi quasi in un complimento: cosa significa per te sentirti fuori dal tempo in un mondo che corre così veloce?

“Non hai niente di quest’epoca” non nasce come un complimento ma come una constatazione. Il brano è rivolto ad una ragazza ma è evidente che appartenga anche a me stesso come concetto, il claim in questo caso non vuol dire essere diversi piuttosto avere un tipo di sensibilità e attenzione ai dettagli poco comune per i tempi odierni.


Nel testo parli anche di insicurezza e di un presente in cui non sempre è facile sentirsi liberi: quanto è importante per te raccontare anche questa dimensione della realtà nelle tue canzoni?

Penso che la libertà sia un grande paradosso, o meglio che molte volte ci accontentiamo di una libertà apparente. La racconto perché in futuro vorrei lasciare qualcosa di concreto a chi mi ascolta, come alcuni artisti di una volta che attraverso la musica (e non solo) hanno segnato delle epoche, magari hanno avuto “solo” il coraggio di esporsi e combattere per le proprie idee ed è l’unico modo per restare a vita.