Skip to main content

Con “Mama, I’m Ready for This World”, Alice Crepaldi prosegue il proprio percorso artistico con un singolo che conferma la sua ricerca tra art-pop, scrittura e immaginario visivo. Cantautrice e artista visiva, costruisce un linguaggio personale in cui musica e immagini dialogano costantemente, dando vita a un universo sonoro riconoscibile e ricco di sfumature. In occasione dell’uscita del brano, l’abbiamo intervistata per conoscere più da vicino il suo modo di vivere la musica, il processo creativo e i prossimi passi del suo percorso.

In “Mama, I’m Ready for This World” si percepisce una grande cura per ogni dettaglio, ma allo stesso tempo il brano mantiene una forte immediatezza. Come sei riuscita a trovare questo equilibrio?

In generale penso che l’attenzione al dettaglio faccia parte del mio carattere. Non lascio quasi mai nulla al caso, ma è qualcosa che arriva in un secondo momento. Quando scrivo, cerco di farmi guidare soprattutto dalle emozioni, senza pensare a schemi o a regole da seguire. Quello che nasce è sempre molto spontaneo e intimo. Solo dopo arriva il lavoro di produzione, in cui ogni elemento viene curato con grande attenzione: dai cori ai suoni, fino ai dettagli più piccoli. Credo che l’equilibrio tra immediatezza e cura nasca proprio da questo: prima lascio spazio all’istinto, poi rifinisco tutto con attenzione.

Hai raccontato che il singolo nasce da un episodio molto personale. C’è stato un momento in cui hai capito che quella storia poteva parlare anche a chi non l’aveva vissuta direttamente?

Sì, assolutamente. Il brano nasce da un momento molto preciso: mio fratello mi mostrò a sorpresa l’ecografia di mio nipote. Ovviamente ero felicissima per lui, ma quell’immagine mi colpì anche per un altro motivo. Mi affascinava l’idea di vedere qualcosa che esiste già, ma che non è ancora del tutto definito: una vita piena di possibilità, ancora tutta da scrivere. È da lì che è nato tutto il resto. Mentre scrivevo, mi sono resa conto che quell’immagine poteva diventare la metafora di qualcosa di molto più universale. Credo che dentro ognuno di noi esista sempre la possibilità di rinascere, di ricominciare e di riscrivere la propria storia. È anche il concetto che abbiamo cercato di raccontare nel visual del brano: per farlo serve il coraggio di guardare la vita con occhi nuovi, senza pregiudizi o idee già costruite, un po’ come farebbe un bambino. Quella voglia di scoprire il mondo non appartiene solo a chi sta nascendo, ma può riaffiorare in qualsiasi momento della nostra vita.

Nel tuo modo di scrivere sembra esserci sempre un dialogo tra musica e immagini. Quanto conta per te l’aspetto visivo già nella fase di composizione di un brano?

Moltissimo. In realtà tutto quello che scrivo parte quasi sempre da un’immagine. Nel caso di Mama, I’m Ready for This World è stata l’ecografia, che per me rappresentava l’idea dell’ignoto, della sospensione e di tutte le possibilità che una vita porta con sé. Da lì è nato il brano e, successivamente, anche tutto l’immaginario visivo che lo accompagna. Anche altri brani seguono questo processo. Ce n’è uno del nuovo EP che nasce da un quadro che ho dipinto quando avevo dodici anni e racconta il desiderio di entrarci dentro per ritrovare la propria autenticità. Forse è proprio questo l’aspetto che è cambiato nel mio modo di scrivere. Nel primo EP le canzoni nascevano spesso da storie realmente vissute, quasi come se vedessi una sequenza di scene. Nei brani nuovi, invece, tutto parte da un’unica immagine molto forte, che ho chiarissima nella mente e che poi si espande fino a diventare una canzone.

Il titolo “Mama, I’m Ready for This World” trasmette l’idea di un nuovo inizio. Guardando al tuo percorso artistico, senti che questo singolo rappresenti anche una nuova fase della tua ricerca musicale?

Sì, ma credo che sia una nuova fase non solo dal punto di vista musicale. È un nuovo inizio un po’ per tutto il mio percorso artistico. La musica è arrivata dopo rispetto alle arti visive, ma è diventata uno strumento fondamentale per capire il mondo, capire me stessa e dare voce a quello che vivo. Mi sta facendo capire sempre di più che è un linguaggio che appartiene pienamente al mio modo di esprimermi. Dal punto di vista del suono mi sento sicuramente in una fase diversa rispetto al primo EP: credo di avere un’identità più definita, ma non penso affatto di essere arrivata a un punto definitivo. Anzi, mi sento ancora in piena esplorazione. Quello che mi interessa di più è continuare a capire come la musica possa dialogare con il mio lavoro materico, con la scultura e il design, e vedere fin dove possono portarmi questi due linguaggi insieme.

Dopo l’uscita del singolo e il primo live che lo ha accompagnato, quali sono stati i riscontri che ti hanno colpito di più da parte del pubblico? C’è stato un commento o un’emozione condivisa che ti è rimasta particolarmente impressa?


Sì, una cosa che mi è rimasta davvero impressa è stata sentire il pubblico cantare alcune delle mie canzoni. Non era affatto scontato: sono un’artista emergente e questi brani sono usciti da poco, quindi è stata un’emozione enorme. Mi ha colpito anche vedere come le persone abbiano accolto le canzoni nuove. Le ho viste partecipi, entusiaste e, in alcuni momenti, anche emozionate. Alla fine è questo che mi interessa davvero: arrivare alle persone. Anche se fossero una, due o tre, sapere che una mia canzone è riuscita a toccarle o a emozionarle è la cosa che conta di più per me.

Guardando ai prossimi mesi, questo singolo è un punto di arrivo o il primo tassello di un percorso più ampio? Cosa possiamo aspettarci da Alice Crepaldi nel prossimo futuro?

È sicuramente il primo tassello di un percorso più ampio. Gli altri brani dell’EP sono già pronti e in questo momento stiamo lavorando a come raccontarli e farli uscire nel modo migliore. Per il futuro, sinceramente, non voglio pormi troppi limiti. Potrei anche cambiare direzione o trovare nuovi modi per far dialogare la musica con tutto il resto del mio lavoro artistico, cercando di unire arti visive, materia e suono in un unico progetto. La cosa che mi auguro è di continuare a esplorare con curiosità e di divertirmi mentre lo faccio. Credo che sia proprio questo il modo migliore per rimanere autentica.