Esce un esordio discografico che sottolineiamo con piacere. Si intitola “Terra Vergine” di un cantautore nuove della scena, un proposero di filosofia, uno poeta… a proposito di poesie, questi dieci inediti traggono linfa vitale dai dieci capitoli di questo libro di poesie uscito per Abrabooks dal titolo “Terra vergine. Cento poesie per cuori a maggese” che custodisce ben 100 poesie dentro un viaggio nella coscienza, come ci dice l’artista salernitano. Per la label L’Airone Dischi, invece, “Terra Vergine” suona come un disco pulito, acqua e sapone, senza ridondanze e futurismi. Suona felice, suona contemplativo, dal passo lento e misurato di chi alle parole restituisce peso e responsabilità. E da buon filosofo, sono innumerevoli i ganci per un’analisi assai interessante di noi stessi, delle nostre maschere e del circo di ogni giorno…
Corposo il lavoro video che accompagna il disco: pronti per l’ennesima release programmata per il prossimo 3 luglio con la clip ufficiale della title track.
Indipendenza… anche nella poesia, nella parola scritta, nel suono… per te che radice e che significato ha questa parola?
Una poesia che non è indipendente a mio avviso non è poesia; e lo stesso vale per un brano. L’arte a mio avviso richiede il requisito necessario della libertà per essere tale. L’etimologia del termine “indipendente” sottolinea in maniera abbastanza incisiva questo concetto: il verbo latino “dependere” è composto da “de- ” che indica discesa o allontanamento e “pendere” che indica l’essere appeso; se ci aggiungiamo il prefisso negativo iniziale “in” il gioco è fatto. L’indipendenza esprime l’impossibilità di essere legati, sottomessi o condizionati da un potere altro da sé. Sembra qualcosa di ovvio ma oggi più che mai il sistema capitalistico in cui siamo inseriti rende questa ovvietà quasi un miraggio: tutto pare avere la licenza di essere solo se corrisponde alla logica del profitto e alla monetizzazione. La scrittura (poetica o musicale che sia) corre il rischio di entrare e non uscire più dal circolo vizioso dell’encomio, della spasmodica ricerca di una hit capace di colonizzare la mente degli ascoltatori: credo che in gergo si chiami effetto “earworm” quello dell’immaginazione musicale involontaria dell’individuo; una rete di regioni celebrali che coinvolge la corteccia uditiva, il sistema di ricompensa e la corteccia prefrontale. Chi resta indipendente nella scrittura facilita anche una fruizione libera e viceversa. La poesia 3 della raccolta cerca di esprimere proprio questa possibile segreta alleanza fra autore e fruitore.
“SCACCO MATTO” – Official Video
Il titolo richiama un’opera di D’Annunzio o è un caso?
È’ un caso. Il titolo del progetto “Terra vergine” prende il nome dalla title track del disco e della poesia 29 della raccolta, scritte in momenti diversi. Il termine “Terra vergine” si pone agli antipodi rispetto a quello che comunemente chiamiamo “comfort zone”: è una dimensione da esplorare di noi stessi a cui possiamo accedere costretti dagli eventi inattesi, che magari sono quelli che ci disorientano e ci spaventano, ma che poi fanno venir fuori parti di noi che non credevamo neppure di avere. Dell’opera di D’Annunzio mi piace il recupero di canzoni popolari presenti come stralci nelle brevi novelle, ma biograficamente il suo militarismo e il suo supporto alla guerra è lontanissimo dal pacifismo di cui a mio avviso abbiamo bisogno. C’è un brano del disco “Treno 8017 che, a partire dal ricordo del disastro ferroviario di Balvano del ’44 – vuole decostruire la retorica della guerra e lasciare un messaggio fortemente pacifista.
“ASTRONAUTI” – Official Video
La canzone d’autore di matrice pop, di quel classico che forse non sta nel suono la chiave della personalità… come ti rapporti al ruolo di cantautore?
“Per esempio a me piace scrivere canzoni, ad esempio mi capita perché sono loro che scrivono me” è questo l’incipit di Scacco matto, il singolo che ha anticipato il progetto. Secondo me il poeta come il cantautore è qualcuno che cerca semplicemente di stare in ascolto: più si impara ad ascoltare e a fare silenzio interiore più aumenta la possibilità di essere testimone di quello che accade dentro e fuori di lui. Nel mondo mass-mediatico di oggi dove il volto e il personalismo – si pensi alla politica – la fanno da padroni a discapito dei contenuti io vorrei essere trasparente, un semplice ponte, per dare spazio, attraverso le canzoni e le poesie, a chi le ascolta, alle loro emozioni, ai loro fenomeni carsici della psiche.
“BENVENUTA IRONIA” – Official Video
Un suono classico, una forma classica di canzone d’autore, dicevo… che rapporto hai invece con l’elettronica e le macchine intelligenti di oggi?
A me piaceva l’idea di far sentire l’umanità di ogni singola parola e di ogni singola nota del disco. Dietro quelle note ci sono mani e volti di musicisti che tra l’altro sono i miei amici di sempre, la band con cui suono da quasi venti anni. Volevo che questo fosse subito evidente. L’umanità non è una cifra stilistica nel mondo di oggi, ma una necessaria forma di resistenza a processi serializzati di canalizzazione e controllo di ogni aspetto della sfera personale (Foucault parlava di “biopotere” in tempi non sospetti). Inoltre, quando si parla di macchine intelligenti o di IA bisogna sempre ricordare che l’elemento umano nella programmazione, nella selezione, nei prompt è presente: dipende da come le usi e se finisci per subirne la logica sottesa o meno. Faccio un esempio scolastico che vivo quotidianamente nelle aule: anche leggendo un manuale scolastico di storia cartaceo uno studente può subirne la logica senza rendersi conto dei paradigmi concettuali che vengono propinati, oppure può iniziare a diventare consapevole di quello che non viene detto espressamente ma che può influenzare – se subito in maniera subliminale – la propria capacità riflessiva. Allo stesso modo cerco di far capire ai ragazzi che l’IA può essere uno strumento per noi solo se siamo in grado di non diventare noi suo strumento. Nella musica e in ogni forma d’arte vale lo stesso.
“SOTTO MENTITE SPOGLIE” – Official Video
Nel disco viene ricamata una melodia che sempre cerca (a mio modo di sentire) una forma riconoscibile e “normale”: ha senso chiederti se per te il suono e la forma della canzone siano parte integrante del testo o siano semplicemente un arrendo?
Melodia e testo spesso nascono insieme, ma anche quando capita a uno dei due di venire alla luce prima, si tratta sempre di un parto gemellare. Questo perché nella mia esperienza il punto è l’intensità dell’ispirazione: per questo insisto nel dire che sono le canzoni a fare i cantautori e sono le poesie a fare i poeti. Terra vergine ad esempio l’ho scritta su un treno di getto ed in generale ricordo perfettamente i momenti di ispirazione che hanno poi portato alla nascita dei brani: sono tutti momenti in cui il tempo si fa più denso e, solo quando la scrittura ha fatto il suo corso, esso torna a scorrere “normalmente”. La normalità o il carattere riconoscibile della melodia forse è collegato proprio a questo: più la mente è in grado di silenziare il suo sterile monologo quotidiano e più inizia ad ascoltare e, forse, più il risultato finale risulta poi maggiormente in sintonia con chi scopre il brano.
E quindi il libro di poesie… in fondo qui la parola è nuda. Oppure ha un suo suono anche la poesia?
Le parole nude hanno forse il suono più evocativo perché rinvia ad una dimensione primitiva: quella in cui il significante non è subito occultato in un significato standardizzato. La poesia permette di ripensare il mondo non con uno sforzo intellettuale, ma con un’esperienza pre-categoriale. Quando camminiamo per strada e ci guardiamo intorno noi vediamo marciapiedi, alberi, asfalto, nuvole, volti ma l’abitudine a concettualizzare secondo categorie predefinite costringe tutto quello che vediamo ad un’invisibilità paradossale: noi vediamo tutto, ma non guardiamo nulla, non ci accorgiamo di niente. L’arte e, nel caso specifico che mi riguarda l’arte della parola, cerca di capovolgere questa tendenza: le parole nude della poesia cercano di testimoniare qualcosa che c’è sempre ma che non è considerato. La cosa che mi affascina della poesia è che questa testimonianza è sempre accompagnata e concretizzata in un suono, una vibrazione che si produce nell’autore così come nel lettore quando pronuncia i versi o canta un brano.
“TERRA VERGINE” – Ascoltalo on Spotify


