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In un’epoca in cui l’immagine sembra contare più della sostanza, gli Alan scelgono di fermarsi a osservare le contraddizioni del presente. Il nuovo singolo “Specchi Rotti” nasce infatti come una riflessione sulla distanza sempre più evidente tra ciò che siamo e ciò che mostriamo, tra identità autentica e rappresentazione digitale.

 

Attraverso un linguaggio diretto e simbolico, il brano affronta temi come l’omologazione, la ricerca costante di approvazione e il rischio di smarrire il contatto con la realtà in un contesto dominato da schermi, algoritmi e modelli irraggiungibili. Le “crepe” evocate nel titolo diventano così il simbolo di un’imperfezione da accettare e valorizzare, l’unico punto da cui può emergere una visione più sincera di sé stessi.

 

Abbiamo intervistato gli Alan per approfondire il significato del brano, il rapporto tra realtà e apparenza nell’era dei social, le suggestioni che hanno influenzato il videoclip e il ruolo che la musica può ancora avere nel raccontare temi capaci di andare oltre l’intrattenimento.

 

“Specchi Rotti” racconta una società sempre più legata all’apparenza: cosa vi colpisce maggiormente di questo cambiamento?

Il modo con cui l’essere umano ha creato proiezioni di se stesso e’ affascinante ed angosciante al tempo stesso. Vediamo molte insidie riguardo al fatto di celarsi sotto una coltre di riflettori posticci. Non e’ tanto l’apparenza che ci preoccupa quanto le proiezioni di cio’ che non esiste e non esistera’ mai a destare i nostri dubbi piu’ forti. Dal significato concreto di “manifestazione alla vista”, la parola “apparenza” si è estesa per indicare il modo in cui una cosa o una persona mette in mostra se stessa superficialmente, spesso in contrapposizione alla realtà profonda o alla verità. Il significato quindi si e’ evoluto a supporto di una semantica sempre piu’ orientata a contrappore l’essere al proprio manifestare. Ora, cosa porti le persone a snaturare la propria immagine credo dipenda da una serie di fattori che ognuno di noi potra’ immaginare ed e’ in fatto meramente soggettivo. Personalmente credo che molte motivazioni si diramino dalle frustrazioni che non sappiamo o possiamo gestire

 

Nel brano parlate di “specchi deformanti”: quanto è difficile oggi distinguere autenticità e costruzione?

Nell’era dell’Intelligenza artificiale generativa e’ impossibile per chi non ha un occhio allenato. A tendere cio’ che verrà virtualizzato si confondera’ integralmente con la realta’. Questo e’ il baratro verso il relativismo piu becero perche’ non si avranno piu’ i mezzi per capire cosa e’ reale e cosa no. E’ spaventoso. Fino a pochi anni fa avremmo visto ad uno scenario del genere come irrealizzabile eppure oggi siamo qui. Siamo sicuri che si parli di evoluzione e non di involuzione della specie? Deleghiamo la nostra realta’ a mezzi che ne alterano la percezione e viviamo di illusioni. Stiamo percorrendo una strada molto pericolosa

 

Le crepe diventano simboli identitari all’interno del pezzo. Come nasce questa immagine?

Da sempre quando le persone riconoscono le crepe dentro se stesse, hanno anche occasione di porre rimedio ai danni. Tutti hanno danni ed il rischio di non accorgersene ci mette in un punto di stallo nel quale l’essere umano sara’ incapace di affrontare qualsiasi percorso interiore o esteriore per cercare di migliorarsi o guarire l’anima cosi’ come il corpo. Le crepe ci permettono di vedere attraverso qualsiasi ostacolo; che sia esso uno specchio o un impedimento per guardare avanti

 

Quanto la vostra generazione ha uno sguardo diverso sui social rispetto ai più giovani?

Noi abbiamo vissuto un prima, un durante e vivremo (si spera) un dopo. Negli ultimi anni l’iperbole tecnologica ha costretto molti ad adattarsi velocemente. Anche quelli della nostra generazione sono diventati schiavi dei like e dell’approvazione, non lo nego. Il vantaggio e’ che per certi versi noi professiamo ancora un tipo di comunicazione che ci permette una relazione diretta, personale, con il pathos necessario per potersi godere ogni singola sensazione. 

 

Il videoclip sembra muoversi tra sogno e distopia. Quali riferimenti cinematografici vi hanno ispirato?

Inception di Nolan sicuramente ci ha ispirato per le evocazioni visive. Il calarci in una realta’ totalmente artefatta ha giocato un ruolo fondamentale per poterci far raccontare la nostra storia. I nostri visi nel video sono solcati da imperfezioni non a caso. Siamo imperfetti in una realta geometrica e perfetta. Non nascondo che l’ispirazione sia arrivata anche dalla “dimensione specchio” del Dottor Strange della Marvel che e’ quello spazio piu’ spirituale che fisico che altera la rifrazione della realta’. Un po’ quello che accade quando facciamo movimenti frenetici sugli schermi con gli occhi. Potrei citare come terzo riferimento Matrix, dove esiste una realta’ nella quale alcuni sono anche consapevoli di vivere in una simulazione ma scelgono comunque di girare la testa dall’altra parte perche’ la finzione ed il torporre e’ molto meglio del risveglio in una realta’ difficile

 

Avete sempre mantenuto una forte indipendenza artistica. Quanto conta per voi restare fedeli alla vostra identità?

Direi che e’ tutto. Se fossimo stati meno di parte, probabilmente avremmo gia’ trovato partnership musicali piu’ strutturate.. Pochi credono nei progetti nei quali vi e’ un forte tema alla base. Nel nostro paese in particolare e’ difficile rischiare. Anche quelli che dicono di rischiare alla fine hanno amici degli amici che fanno firmare i contratti e non parlano mai dei temi scomodi. A qualche compromesso bisogna scendere. I duri ed i puri ahime’ lo fanno solo per l’amore che nutrono verso le liberta’ personali e l’arte. Nella discografia si celebrano i grandi artisti come Battiato e De Andre’ con prime time su canali nazionali e poi alla fine fanno fare i dischi ai content creator di TikTok

 

“Specchi Rotti” rappresenta anche una presa di posizione sociale?

Certamente. Tutto quello che facciamo e’ volto in quella direzione. Sembra che parlare di temi scomodi sia piuttosto demode’ o non convenga. Se si accende la radio mediamente si ascoltano solo canzoni che quattro autori scrivono per decine di artisti e che potrebbero essere intercambiabili. Sembra che sia davvero difficile raccontare di cose reali e che toccano tutti. Non si dovrebbe parlare solo d’amore ma anche di tutto cio’ che ci riempie la vita nel bene e nel male. Ricordo un politico che durante un’intervista nella quale gli si chiedeva un’opinione su un artista che si e’ sempre espresso su temi politici rispose che questi avrebbe dovuto fare musica e non parlare di politica. La musica, caro Onorevole, fa e disfa tutto quello che le pare a piace.