C’è chi la musica la rincorre a tutti i costi e chi, invece, sa aspettare il momento giusto per farla riemergere dal cassetto dei sogni. Il percorso dell’artista è un viaggio fatto di evoluzioni, lunghi silenzi e rinascite necessarie. Sulle pagine del MEI Web, il cantautore ci racconta la genesi del suo nuovo singolo Principesse Perse, un brano electro-pop dall’estetica curatissima che unisce la spensieratezza della cassa dritta a una profonda e inclusiva critica sociale. Una traccia capace di parlare al dodicenne che vuole ballare e al quarantenne che cerca una riflessione, unendo le generazioni sotto il segno di una “profondità accessibile”.
Il tuo percorso artistico ha radici profonde. Ci racconti com’è nato il bisogno di esprimerti attraverso le note e come questa passione si è evoluta nel tempo?
Nasce sicuramente da lontano. La prima cosa che io abbia mai scritto risale a quando avevo 6 o 7 anni, con una chitarra che non sapevo suonare e un registratore giocattolo. Nel corso della vita, la musica mi ha accompagnato in vari modi: prima con il ballo, poi con il cantautorato. Ho passato molti anni in “silenzio” artistico, cantando solo in sporadiche occasioni. Nel 2011 ho scritto e registrato il mio primo album, “Solo un’utopia”, che però ho scelto di non pubblicare, lasciandolo nel cassetto per oltre dieci anni. Con la maturità ho capito che non aveva senso tenere tutto fermo. Ho messo tutto online, e togliermi quel “peso” mi ha dato la spinta per ricominciare con serenità. Poi c’è stato un click… ed è ripartito tutto.
Nella tua carriera hai vissuto diverse fasi. Qual è stato il momento in cui hai capito che la tua musica stava davvero creando una “profondità accessibile” per il tuo pubblico?
Mi sto ancora risvegliando da un letargo artistico di oltre quindici anni e non credo di essere ancora sicuro di aver creato questa “profondità accessibile”! Il momento più chiaro è stato con “37 e mezzo”: un brano lungo, complesso, tutt’altro che “facile”, eppure chi lo ha ascoltato mi ha detto di essere stato emozionato da quelle parole. Quando qualcuno ti dice “hai toccato corde che ho sentito mie”, capisci che la profondità accessibile non è solo un obiettivo: è qualcosa che puoi davvero raggiungere.
“Principesse perse” è una critica al sistema moderno e alla viralità a tutti i costi. Vuoi spiegare ai nostri lettori chi sono oggi queste “principesse” e perché hanno perso il loro regno?
Facciamo subito uno spoiler e partiamo dalla fine della canzone: “Siamo Principesse Perse”. Quel “siamo” è tutto. Il brano non parla di figure femminili: parla di tutti noi, senza distinzione di sesso, età o genere. Nella storia, le principesse erano spesso costrette a lasciare i propri regni per diventare regine in terra straniera: lasciavano gli affetti, ma trovavano un trono. Oggi siamo tutti principesse che si sono smarrite nel viaggio, perdendo la strada e forse anche i valori. Lasciamo le nostre certezze e le nostre “vesti” e ci ritroviamo in una società che non ci offre più quel trono. Più si è giovani e più questo è un problema: quanti, anche laureati (“con allori”), si ritrovano con stipendi inadeguati alla sussistenza (“senza ori”)? La canzone è una critica sociale, ma offre anche la speranza di poter ballare sopra ai problemi, cercando di conservare la propria nobiltà d’animo. “Restiamo Principesse”. Questo brano nasce per unire nella nobiltà di valori comuni, non per dividere: è scritto per chiunque si senta smarrito e aspiri a ritrovare vicinanza, indipendentemente da chi sia.
L’estetica dei tuoi lavori sembra molto curata. Come è nata l’idea grafica per questo singolo e come si lega al contrasto tra realtà e aspettative descritto nel brano?
Sono una persona attenta al dettaglio e che si impegna con dedizione in tutto ciò che fa: questo vale tanto nel lavoro di manager quanto nella musica. Per la cover del singolo ho voluto che l’immagine contenesse già in sé il contrasto del brano: una figura che salta, leggera, sopra a una corona caduta per terra. Il volo e la caduta. L’aspirazione e la realtà. Quella corona abbandonata sul pavimento racconta più di mille parole: non è una sconfitta, è una scelta. Restiamo principesse non perché indossiamo la corona, ma perché conserviamo la nostra nobiltà d’animo anche quando la corona è caduta.
Ti rivolgi a un target molto ampio, dai 12 ai 45 anni. Quanto è difficile, ma allo stesso tempo gratificante, riuscire a toccare corde emotive di generazioni così diverse?
Non amo mettere confini numerici, mi piace pensare che possano ascoltarmi giovani e meno giovani. Cerco sempre di “nascondere” nei miei testi diversi piani di lettura in modo che ognuno possa ritrovarsi nelle pieghe della canzone. È difficile, certo, ma anche necessario. Il problema delle “principesse perse” non ha età: riguarda il ragazzo di vent’anni che non riesce a trovare lavoro, ma anche il quarantenne che si chiede se la vita che ha costruito sia davvero quella che voleva. La critica sociale della canzone parla proprio del fatto di esasperare le diversità, dimenticandoci di ciò che ci accomuna. Ho scelto una metafora che attraversa le generazioni proprio perché il sentirsi “persi” è un’esperienza universale. Se poi un dodicenne balla Principesse Perse senza pensarci troppo e un quarantacinquenne ci riflette sopra, per me è la vittoria più grande: ho unito chi cercava una canzone spensierata con chi voleva fermarsi a riflettere.
“Principesse perse” è un brano che strizza l’occhio alle radio e ai tormentoni estivi, ma con un’anima profonda. Stai già lavorando a una raccolta che includa anche questo pezzo o preferisci continuare a narrare questo tuo nuovo corso attraverso singoli capitoli?
In questo momento le risorse che ho a disposizione mi consentono di lavorare un singolo alla volta. L’album che li contiene è quello metaforico della mia attività artistica. Uno degli obiettivi primari per me è proprio quello di arrivare a poter dedicare maggiori risorse temporali ed economiche al cantautorato: riuscire ad autofinanziare la mia produzione in modo costante. Capirò da Principesse Perse quale sarà il prossimo passo. Per adesso vivo il sogno di questa uscita. Poi ci sarà tempo per costruire il prossimo sogno. Nel frattempo: ascoltate, riascoltate e spammate Principesse Perse!




