Quanto di quello che mostriamo appartiene davvero a noi? E quanto, invece, nasce dalla consapevolezza di essere osservati?
È da questa domanda che sembra partire Runway, il nuovo singolo di Mattia, cantautore e performer bresciano che da sempre costruisce il proprio percorso mettendo in dialogo musica, immagine e identità.
La passerella, nel suo nuovo progetto, non è soltanto quella della moda. È uno spazio mentale. È il luogo in cui tutti guardano, tutti sembrano avere un’opinione e, spesso, tutti pensano di sapere chi sei prima ancora di conoscerti.
C’è chi osserva, chi applaude, chi copia e chi aspetta il passo falso.
Mattia, però, continua a camminare.
E in quelle tre parole che tornano nel ritornello — “Strike a pose” — c’è forse il cuore di tutto il brano. Non la posa intesa come finzione, ma come possibilità di scegliere la propria immagine, di decidere cosa mostrare e cosa lasciare fuori. Una forma di controllo che nasce proprio quando ci si accorge che lo sguardo degli altri rischia di arrivare prima della persona.
La passerella è ovunque
La cosa interessante di Runway è che la sua passerella non ha più bisogno di un pubblico seduto ai lati.
Oggi può bastare uno smartphone.
I social hanno trasformato l’immagine in una presenza quotidiana: vestiti, corpi, relazioni, scelte e frammenti di vita vengono continuamente esposti, osservati e commentati. Siamo contemporaneamente spettatori e protagonisti, giudici e giudicati.
E così la passerella continua anche quando le luci di una sfilata si spengono.
Mattia prende proprio questo meccanismo e lo porta dentro una dimensione pop, elegante e dance, senza rinunciare alla domanda che sta sotto la superficie: quanto siamo davvero noi quando sappiamo che qualcuno ci sta guardando?
È un tema particolarmente coerente con il percorso dell’artista, che già in passato ha lavorato sull’identità e sul pregiudizio. Se Occhi Laser sulla Notte trasformava il celebre “Veni, vidi, vici” in una dichiarazione pop contro la guerra, parlando di pace, amore e libertà personale, Runway sposta il conflitto altrove: non più sul campo di battaglia, ma dentro lo sguardo degli altri.
Un videoclip come un magazine
Anche il linguaggio visivo segue questa direzione.
Il videoclip di Runway guarda alle copertine dei grandi magazine di moda, alle automobili di lusso, al cinema e agli ambienti patinati. Ogni elemento — dal look alla postura — contribuisce a costruire un personaggio e, allo stesso tempo, a raccontare qualcosa di più profondo sull’identità.
È quasi un editoriale di moda trasformato in musica.
Tra i riferimenti emerge anche “Vogue” di Madonna, non come semplice citazione, ma come punto di partenza per una rilettura personale: più contemporanea, più maschile, sospesa tra eleganza, ironia e provocazione.
La coreografia è affidata a Babi B, mentre la regia è firmata da Lorenzo Meid. Styling e immagine sono curati da Luciana Bondioli e Naomi Alloggio.
Ma è soprattutto il corpo di Mattia a diventare parte della narrazione: camminare, posare, occupare uno spazio. La performance non accompagna semplicemente la canzone, la completa.
Dopo la passerella, il Paradiso
Runway anticipa un progetto ancora più ampio: “Il Paradiso è un Dress Code”, il nuovo album di Mattia.
E già dal titolo si intuisce un cambio di prospettiva.
Il paradiso non è necessariamente un posto lontano da raggiungere. Può diventare un codice, una forma da indossare, una scelta attraverso cui stare nel mondo.
Il progetto prende ispirazione dal Paradiso Perduto di John Milton e dai testi sacri del cristianesimo primitivo, mettendoli in dialogo con la cultura pop e il clubbing. Fede, guerra, sessualità, identità, desiderio, caduta e redenzione entrano così nello stesso spazio.
È qui che la direzione di Mattia sembra diventare particolarmente interessante: usare la dance non per fuggire dalle domande, ma per ballarci dentro.
Perché una canzone può far muovere il corpo e, nello stesso momento, lasciare una domanda nella testa.
Lo dice lo stesso artista: si può ballare anche su una domanda, anche mentre si cerca una forma di salvezza.
E forse è proprio questa la vera evoluzione di Mattia.
Dopo 2 DI ME e NUDO, due lavori che hanno attraversato rispettivamente una dimensione più urban-pop e una più confessionale, arriva un universo in cui musica, corpo, notte, spiritualità e immagine sembrano finalmente parlare la stessa lingua.
La passerella di Runway, allora, diventa qualcosa di molto più grande di una sfilata.
È il mondo.
E mentre tutti guardano, giudicano, imitano e aspettano che tu inciampi, resta una sola cosa che nessuno può fare al posto tuo:
decidere come camminare.


