Da una dedica personale a una canzone capace di parlare a una comunità intera. È questo il percorso di “Primo”, il nuovo brano di Dalia Buccianti, nato inizialmente come una dedica a Ultimo e diventato nel tempo qualcosa di molto più grande. Un racconto che intreccia musica, sogni, riconoscenza e il rapporto speciale che l’artista ha costruito con chi la segue.
Al centro c’è infatti la musica come luogo di incontro: quella che può salvare, accompagnare nei momenti più difficili e arrivare a qualcuno anche attraverso parole semplici. Un legame che Dalia ha sperimentato prima come ascoltatrice e poi come artista, fino a scoprire che anche le sue canzoni potevano avere un effetto sulla vita degli altri.
Anche il videoclip di “Primo” nasce da questa idea di condivisione: i fan sono stati coinvolti direttamente, diventando parte integrante del racconto e contribuendo a completarlo, proprio come tanti pezzi di un puzzle. Un modo per trasformare una dedica in qualcosa di collettivo.
1. Da dedica personale a racconto collettivo: quando hai capito che quei primi versi dedicati a Ultimo non appartenevano più soltanto a te?
Ho capito che quei primi versi non appartenevano più soltanto a me quando ho ricevuto un messaggio privato su TikTok. Questa persona mi ha detto delle cose che mi hanno colpita profondamente. Mi ha ringraziata per quello che avevo scritto, perché era esattamente quello che sentiva anche lei. In più mi ha detto che sentiva nel cuore che un giorno avrei potuto realizzare tutti i miei sogni.
In quel momento non ho solo capito che la canzone era ormai entrata nel cuore delle persone: ho capito che io ero entrata nel loro cuore, ed è la soddisfazione più grande per me.
Perché queste persone, per me, non sono solo numeri su un social. Sono storie, sono vite vissute, sono colori, emozioni. Il fatto che credano in me e che mi sostengano sempre è una delle più grandi ricchezze, a livello umano, della mia vita.
2. Nel brano racconti indirettamente il potere che la musica può avere sulla vita di una persona. C’è un momento preciso in cui hai capito che una canzone può davvero “salvare”, accompagnare o cambiare qualcuno?
Ho capito che la musica “salva” fin da quando ero solo una bambina. È stata la mia salvezza, il mio rifugio, talvolta la mia spalla su cui piangere. Poi, crescendo, ho visto l’effetto magico e curativo che la musica può avere sulle persone.
Una volta, proprio a un concerto di Ultimo, una persona in fila con me mi riconobbe perché mi seguiva sui social. Mi chiese se potevamo fare una foto e poi se poteva vedere il concerto accanto a me. Io risposi di sì e, una volta sedute, mi disse: “Io ci credo in te, un giorno ci sarai tu su quel palco e ti ringrazio perché la tua musica mi ha salvata”.
Sono rimasta senza parole, con le lacrime agli occhi. Ho pianto anche la mattina seguente, tornando in treno. Quelle poche parole mi avevano colpita profondamente, perché ho capito che anch’io, nel mio piccolo, attraverso le mie parole, ero riuscita a far stare meglio qualcuno.
Ho capito che quella era la motivazione per cui faccio musica e scrivo canzoni. Tanto che poi ho scritto una canzone dedicata proprio a questa persona, intitolata “Il destino di una corsa”.
Questo era solo un esempio, ma se ci pensi la musica salva anche dal punto di vista più scientifico. Non a caso esiste la musicoterapia. Una volta, da Red Ronnie, ho conosciuto Emiliano Toso, biologo molecolare e compositore italiano, che suonava il pianoforte accordato a 432 Hz, una frequenza utilizzata per scopi terapeutici. Ho sempre pensato che la musica sia una magia.
3. Hai scelto di coinvolgere direttamente i fan nel videoclip, affidando a ciascuno un frammento del testo. Quanto è stato importante per te lasciare che fossero proprio loro a completare visivamente la tua canzone?
Per me era fondamentale che le persone partecipassero al videoclip ufficiale della canzone. Perché, come in un puzzle, io sono stata solo il primo pezzettino e loro, come tanti pezzettini messi insieme, lo hanno completato.
È un po’ il senso di come è nato tutto. Infatti, nel video, questo concetto si capirà molto bene: il passaggio dall’incominciare essendo sola e poi, improvvisamente, vedere arrivare tutti quanti. Perché è esattamente quello che è successo davvero.
Devo dire che mi sono emozionata montando il video, fin dalla prima clip inserita nel progetto. Pensare che qualcuno abbia stampato una parte del testo e si sia ripreso in video, magari superando anche l’ostacolo dell’imbarazzo, e abbia fatto tutto questo per me è qualcosa di impagabile.
4. “Per una volta Ultimo diventa Primo”: al di là del gioco di parole, cosa significa per te mettere qualcuno al primo posto attraverso una canzone? E cosa speri che possa diventare “Primo” nella vita di chi ascolterà il tuo brano?
Se tu stimi o ami tanto una persona da dedicarle una canzone è perché quella persona ti ha dato tanto. È come se volessi, in qualche modo, ringraziarla semplicemente di essere nella tua vita.
Tante volte nei brani mettiamo al primo posto le persone che ci hanno fatto del male, perché è ovviamente più facile scrivere di ciò che ci fa soffrire. Io invece sono in una fase della mia vita in cui ho imparato a mettere al primo posto tutte quelle persone che ci fanno stare bene.
“Primo”, tralasciando il fatto che sia una dedica a Ultimo, spero che possa arrivare a essere anche un brano leggibile da tutti. Alcuni versi sono ovviamente riferiti all’universo di Ultimo, ma secondo me chiunque può definire “Primo” qualcuno nella propria vita e, partendo da questo concetto, chiunque potrebbe rispecchiarsi.
Non posso sapere come si evolverà il brano, ma posso dire con assoluta certezza che, ancora una volta, la musica mi ha salvata. Questa canzone è arrivata in un anno per me di difficoltà. Non entrerò nei dettagli, ma posso solo dire che è stata una ventata di aria fresca che mi ha restituito tanta felicità.


