Esistono voci che non si limitano a cantare, ma raccontano un territorio, custodiscono una memoria e, soprattutto, continuano a fare resistenza. Una di queste è senza dubbio quella di Marino Severini, co-fondatore, insieme al fratello Sandro, dei Gang. Nati nelle Marche ma con lo sguardo da sempre rivolto al mondo, i Gang hanno attraversato oltre quarant’anni di musica italiana partendo dal punk-rock viscerale degli esordi (fortemente influenzato dai Clash) per poi inventare, di fatto, il folk-rock politico e culturale in Italia. Album come Le Radici e le Ali e Storie d’Italia sono pietre miliari che hanno unito il combat-rock alle storie dei partigiani, degli operai, degli ultimi e della terra.
Marino Severini non è solo il vocalist di una band di culto; è un narratore popolare, un “operaio della parola” che ha scelto l’indipendenza assoluta – pionieri in Italia anche nel crowdfunding totale per i loro dischi – pur di non scendere a compromessi con le logiche del mercato. Oggi lo incontriamo per fare il punto sul viaggio dei Gang, sulla forza della memoria collettiva e su cosa significhi, ancora oggi, cantare “dalla parte del giusto”.
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