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Dopo anni di esperienze in band e collaborazioni che lo hanno portato a confrontarsi con mondi musicali diversi, MonAmour inaugura un nuovo capitolo del proprio percorso artistico con Come un soffio di vento, un EP che fa della vulnerabilità la sua cifra più autentica. Cinque brani che nascono dall’esigenza di raccontare emozioni, dubbi e trasformazioni senza filtri, seguendo un filo che unisce amore, viaggio e ricerca interiore. Attraverso una scrittura intima e sincera, il cantautore dà voce a quella parte di noi che spesso rimane nascosta, trasformando le fragilità in strumenti di conoscenza e crescita. Lo abbiamo intervistato per parlare della genesi del disco, del significato di Perpendicolare e di quel bisogno costante di mettere in musica ciò che le parole, da sole, non riescono a spiegare.


MonAmour: “La musica è il luogo in cui lascio andare ciò che non riesco a controllare”

In Come un soffio di vento la fragilità non viene mai raccontata come una debolezza, ma quasi come una forma di consapevolezza. Quando hai capito che mostrare le proprie ferite poteva diventare il cuore della tua scrittura?

Ho sempre sentito la necessità di dare voce a ciò che spesso, dentro di me, non riuscivo ad esprimere. La musica, in qualche modo, è stata la mia terapia da sempre, ma questo EP è stato e sarà un vero punto di partenza. Non voglio trattenere più nulla perché in fondo cerchiamo il controllo di troppe cose: ma c’è tanto bisogno di lasciare andare almeno le emozioni e questo EP è la mia grande prova.

L’EP sembra attraversare diverse forme di distanza: quella tra due persone, quella tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere, ma anche quella tra passato e presente. C’è un filo rosso che unisce tutte queste storie o ogni brano rappresenta una tappa diversa del tuo percorso personale?

Ogni brano ha la sua storia ma spesso le mie canzoni cercano di descrivere l’amore con tutte le sue forme: si parte da noi stessi fino ad arrivare all’universo. Credo fortemente che tutto abbia una connessione e la nostra esistenza sia come un filo.

Tra i cinque brani, Perpendicolare occupa un posto particolare perché è l’unico inedito del progetto e nasce dal conflitto tra testa e cuore. È stata anche la canzone più difficile da scrivere o quella che ti ha permesso di dire qualcosa che fino a quel momento non eri riuscito ad esprimere?

In verità Perpendicolare è un brano molto significativo per me. Con molte immagini, descrive appieno la continua ricerca di una sintesi tra la testa e il cuore, che è alla base della mia necessità di scrivere canzoni.

Prima di MonAmour hai vissuto esperienze molto diverse con altre band e condiviso il palco con artisti appartenenti a mondi musicali differenti. Cosa ti ha spinto a intraprendere un percorso così intimo e personale dopo anni di musica vissuta in una dimensione collettiva?

Credo fortemente che la solitudine sia una maestra importantissima per la nostra esistenza e quindi ho scelto di viverla totalmente.

Nei racconti che accompagnano il progetto emerge spesso l’immagine del viaggio, del cammino e della ricerca. Quanto hanno influito le esperienze vissute lontano da casa sulla nascita di queste canzoni e sul tuo modo di osservare le relazioni umane?

Posso dire che i miei viaggi hanno influenzato completamente la mia creatività ed espressività musicale. Vivere per anni senza avere una vera stabilità mi ha permesso di mettermi realmente in gioco. Posso guardare il mondo da prospettive che un tempo mi erano completamente lontane: ora invece queste sono maestre del mio cambiamento sia come persona sia come autore.

Questo EP sembra quasi una raccolta di emozioni che continuano a sopravvivere al tempo. Dopo aver messo così tanto di te in queste cinque tracce, cosa speri che rimanga agli ascoltatori una volta terminato l’ascolto di Come un soffio di vento?

La vita è un viaggio continuo. Finché potrò continuerò a dare voce alla mia testa e anche al mio cuore attraverso la musica.