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Il nuovo singolo “Sbuccio la frutta” vede Oltremanu trasformare un gesto quotidiano in una dichiarazione d’affetto sincera e universale. Tra richiami alla propria infanzia, atmosfere retrò e la ricerca costante di autenticità, l’artista prosegue un percorso musicale sempre più personale. In questa intervista ci racconta le tappe più significative della sua carriera, il significato del brano e le nuove direzioni artistiche che intende esplorare.

Ciao Emanuele, benvenuto su MEI Web. La tua passione per la musica affonda le radici nell’infanzia, tra vinili, chitarra e prime esperienze in band. Ci racconti com’è nato il tuo amore per la musica?

Mio padre era appassionato di liscio, jazz e blues, intenditore di hi-fi e collezionista di vinili; penso che questo abbia avuto un’importante influenza su di me. Già da molto piccolo mi divertivo a giocare con la chitarra o la tastiera, pur non essendo in grado di suonarle. Cominciai infatti a suonare la chitarra a 8 anni e a cantare in una band già dai 15. Ho scritto il mio primo brano a 16 anni, dedicato al primo amore, per poi riprendere l’arte della scrittura più avanti.

Nel tuo percorso hai vissuto esperienze molto diverse: qual è stato finora il momento più importante o gratificante della tua carriera artistica?

Sicuramente la mia esperienza come cantante di teatro sulle navi; ti mette in contatto con il mondo, con tante culture diverse ed è un turbine di emozioni che è difficile da spiegare. La cosa da cui sono più dipendente è ritrovarmi di fronte a migliaia di persone che cantano e/o ballano insieme a te, cosa che ritrovo anche con Supernovanta, il format anni 90/2000 con cui attualmente giro l’Italia.

Parliamo del nuovo singolo “Sbuccio la frutta”: un brano che racconta l’affetto attraverso la semplicità dei piccoli gesti. Vuoi raccontarci di cosa parla e quale significato ha per te?

“Sbuccio la frutta” vuole sottolineare l’importanza che secondo me hanno ancora i piccoli gesti e il significato profondo che hanno; banalmente nessuno farebbe questa azione verso una persona con la quale non si trova in sintonia e secondo me potrebbe essere equivalente a un “ti voglio bene”.

Le sonorità del brano richiamano atmosfere dal gusto retrò e una dimensione più lenta e genuina della vita. Come è nata l’idea di costruire questo immaginario musicale e narrativo?

Nelle mie canzoni mi piacerebbe mantenere questo stile narrativo e compositivo, perché mi riporta alla mia infanzia, quando ancora i piccoli gesti avevano importanza, senza bisogno di dover dimostrare tanto di più e senza parole sensazionalistiche.

Nelle tue canzoni emerge sempre una forte componente emotiva e una grande sincerità espressiva. Quanto è importante per te riuscire a trasmettere emozioni autentiche a chi ascolta?

Credo sia alla base di chi come me vuole fare ancora il vero cantautore, senza necessità di ricercare il successo a tutti i costi. Il mio è proprio un bisogno di esternare ciò che mi frulla nel cervello e il modo migliore che mi viene per farlo, è mettere i miei pensieri in musica.

Dopo “Sbuccio la frutta” e i lavori precedenti, hai già in programma nuovi singoli o stai pensando a un progetto più ampio che raccolga questa nuova fase del tuo percorso artistico?

Sì mi piacerebbe virare verso quei generi che mi hanno formato musicalmente, facendo esprimere la mia parte ancora più vera. Il cantautorato pop mi ha aiutato ad esprimermi sui testi, il soul e il blues, ovvero i generi che mi piacerebbe fare, spero mi aiutino ad esprimere la musicalità che mi appartiene e mi caratterizza.