Da anni Riki Cellini porta avanti un percorso artistico personale e riconoscibile, costruito tra musica, radio, televisione e concerti. Cantautore e autore dalla sensibilità poliedrica, nel corso della sua carriera ha attraversato generi, collaborazioni e linguaggi diversi, mantenendo sempre una forte identità espressiva. Il suo ultimo lavoro discografico si intitola “L’estate tutto l’anno”, un album che alterna brani inediti e riletture di alcuni classici della canzone italiana. Un progetto che conferma la sua libertà artistica e il suo legame con una tradizione musicale capace ancora oggi di parlare a generazioni differenti.
Ascoltando il disco si ha la sensazione che tu abbia lasciato molto spazio all’atmosfera e alle emozioni, quasi più che alla ricerca del ritornello immediato: era quello che volevi fin dall’inizio?
Sì, il manifesto di questo disco è la ricerca emotiva. Il focus sulla parola, sull’equilibrio tra suono e parole per riscoprirne la forza, le fragilità. Un’idea di musica che lascia spazio, respira e non chiude mai del tutto. Ho scelto di rallentare, di restare fuori dalle mode del panorama musicale in cui tutto invecchia prima ancora di diventare tendenza.
Colpisce il fatto che anche nelle riletture si senta sempre la tua identità: quanto è importante, per te, riuscire a entrare dentro una canzone senza snaturarla?
Grazie, è un bel complimento. Farne una copia sarebbe stato un esercizio di stile che però non spinge sul contenuto emotivo. Ho voluto invece dialogare con i grandi classici che ho portato con me in questo disco, senza imitarli né aggiornarli. È il caso di “Azzurro” dove ho ribaltato la prospettiva lasciando che l’allegra malinconia dell’originale si trasformi in intimità, diventando una specie di notturno urbano, fatto più di sottrazioni che di aggiunte. Naturalmente con indiscusso amore e rispetto per la tradizione cantautorale italiana.
In alcuni brani sembra esserci uno sguardo molto lucido sul presente, ma senza cinismo: oggi fai più fatica a sorprenderti o a riconoscerti in quello che ti circonda?
Mi sorprendo e mi riconosco poco in quello che mi circonda. Ho come la sensazione che si sia perso il senso dell’equilibrio, della bellezza, del rispetto e dell’entusiasmo per le piccole cose. È il tema di “Quello che basta”, uno degli inediti dell’album, che parla proprio del momento in cui decidiamo di chiederci dove stiamo andando per darci il permesso di rallentare e riprendere possesso di noi.
È molto interessante il contrasto tra sonorità eleganti e testi che invece raccontano fragilità, dubbi, inquietudini: è una combinazione che ti appartiene anche nella vita quotidiana?
Sì, sono senza pelle, un inguaribile romantico. Il singolo “L’amore domani” mette proprio a fuoco tutte queste fragilità e inquietudini, rifugiandosi nel potere di quell’amore autentico capace di rimanere fermo e stabile anche se intorno crolla tutto.
Guarda il video: https://youtu.be/slY59gxaaBw?si=CIoMuKcxmh3SzYPH
Dopo tanti anni di musica, live e collaborazioni, c’è ancora qualcosa che senti di dover dimostrare a te stesso artisticamente?
Il bello deve ancora venire (ndr ride). La musica scorre in me da sempre, mi assomiglia, riflette quello che sono. Ho avuto il privilegio di collaborare, nel corso degli anni, con grandi professionisti esplorando territori differenti. Le contaminazioni sono indispensabili e sono una ricarica per la creatività. Non sento la necessità di dimostrare qualcosa a me stesso. Sono un uomo risolto, nella vita come nella musica. Ho sempre vissuto le opportunità artistiche con umiltà e con il desiderio di mettermi in gioco e in discussione. Rimanendo fedele a me stesso.
Adesso che “L’estate tutto l’anno” è uscito, cosa ti aspetta nei prossimi mesi? Hai già nuovi progetti in mente o un’estate piena di concerti e musica da portare in giro?
La mia estate dura tutto l’anno perché è uno stato mentale, un impulso a guardare oltre. Sto portando on the road l’universo musicale di questo nuovo album ma sto già pensando al prossimo progetto. Non riesco a stare fermo, sono in continua evoluzione. Mi fermerò quando non avrò niente da dire.


