Dopo aver aperto il proprio universo musicale con “Floor”, Canja torna con “Tribe”, il nuovo singolo disponibile dal 28 maggio e secondo capitolo del percorso che porterà all’album d’esordio Yelè, previsto entro la fine del 2026.
Se “Floor” rappresentava una discesa nei territori più profondi dell’io — un viaggio solitario dentro il bosco interiore tra caduta, isolamento e sopravvivenza emotiva — “Tribe” raccoglie quell’eredità e la trasforma in qualcosa di completamente diverso: un movimento verso l’esterno, verso il rito, verso l’appartenenza.
Nel nuovo brano il paesaggio cambia radicalmente. Dal fitto degli alberi si approda alla profondità del lago, simbolo di trasformazione e rinascita. Qui la solitudine non scompare, ma si modifica: diventa richiamo, presenza, possibilità di connessione.
Al centro della composizione c’è la percussione, elemento fondante della ricerca artistica di Canja. La batteria smette di essere soltanto espressione individuale e si trasforma in chiamata collettiva, in impulso ancestrale capace di radunare una comunità invisibile intorno al fuoco.
Costruita su percussioni tribali, stratificazioni sonore organiche, echi vocali e movimenti ritmici ipnotici, “Tribe” non segue una struttura tradizionale ma si sviluppa come una vera e propria cerimonia sonora. Un rituale in movimento che accompagna il passaggio dall’isolamento alla comunione.
Anche l’immaginario visivo rafforza questo percorso. Nella copertina del singolo il fuoco acceso sulla riva del lago diventa simbolo centrale: luce che rompe il gelo della distanza e trasforma la solitudine in esperienza condivisa.
Lo stesso Canja racconta il significato del brano come un ritorno verso qualcosa di più grande:
“Tribe parla del passaggio dalla solitudine alla comunione. Dopo il viaggio interiore di Floor, questo brano è il momento in cui l’individuo esce dal bosco e incontra il fuoco, il ritmo e la presenza di una tribù più ampia, invisibile ma reale.”
Il videoclip ufficiale, in uscita il 4 giugno, accompagnerà questa trasformazione passando dalle atmosfere in bianco e nero di Floor ai colori caldi del lago e del falò, sottolineando il percorso verso un nuovo senso di appartenenza.
Dietro il progetto Canja c’è Andrea Cangianiello, musicista originario della provincia di Salerno, con profonde radici calabresi e napoletane. La sua ricerca sonora nasce dall’incontro tra tradizioni mediterranee, spiritualità afro-brasiliana e musica contemporanea.
Determinante nel suo percorso è stata l’esperienza a Salvador de Bahia, in Brasile, dove ha approfondito le tradizioni del Candomblé e collaborato con musicisti legati a realtà storiche come Olodum e Timbalada.
Negli anni ha inoltre collaborato con artisti come James Senese, Mario Venuti, Rosalia de Souza e Tony Esposito, costruendo un linguaggio musicale sempre più personale e immersivo.
Con Yelè, Canja sta così dando forma a un universo artistico in cui ritmo, memoria e spiritualità si fondono in una musica che vuole diventare esperienza collettiva, trasformazione e ricerca interiore.




