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Il 12 marzo, giorno del compleanno di Pete Doherty, esce “Kate Moss”, il nuovo singolo di Giordano Di Marco, realizzato in collaborazione con Satellite Rec di Fabio Tumini.

Un’uscita simbolica, quasi una dichiarazione d’intenti, che riporta al centro quella dimensione ribelle e istintiva che da sempre attraversa l’immaginario del rock.

Per Giordano Di Marco la musica è stata fin da giovanissimo un luogo di formazione e identità. Intorno ai sedici anni arriva la scoperta di band come Towers of London, Rancid, Pennywise, Green Day, Ska-P, The Offspring, Babyshambles e Red Hot Chili Peppers: un incontro decisivo con la velocità del punk, l’urgenza del suono e quell’energia primordiale capace di cambiare prospettiva.

In quel momento il rock smette di essere soltanto ascolto e diventa un vero linguaggio di vita. Tra le figure che più segnano questo percorso c’è anche Iggy Pop, presto trasformato in un mito personale da cui attingere attitudine e libertà espressiva.

Con “Kate Moss” e con l’EP su cui sta lavorando, Giordano Di Marco sembra voler tornare proprio a quell’origine. Un viaggio che guarda al passato ma che non vive di nostalgia, piuttosto di memoria emotiva: quando bastava alzare gli amplificatori al massimo, trovare qualcuno che tenesse il tempo alla batteria e lasciare che la voce esplodesse tra letteratura, poesia e immagini quasi visionarie.

Una musica diretta, istintiva, che non teme il caos e che spesso si muove in un vortice creativo dove il senso e il non-senso convivono.

Se nei lavori precedenti l’artista ha fatto pace con il bambino che è stato, questo nuovo progetto prova a guardare anche all’adolescente di allora: incosciente, forse ingenuo, ma anche libero e leggero.

Un passato che oggi non viene più osservato con vergogna o rimpianto, ma con tenerezza e consapevolezza.

“Kate Moss” diventa così più di un singolo: è un ritorno alle radici emotive della musica rock e, allo stesso tempo, un modo per riconciliarsi con le diverse versioni di sé che hanno costruito il presente.

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