Un percorso di nuove canzoni che ospitano anche la delicatezza vocale di Irene Buselli e di Anna Maria Stasi. Dipinti a pastello nonostante qualche bella mano “aggressiva” di elettronica. “Fragili Meravigliose Città” è il nuovo disco di Salvario, disco di città, brano, di riflessioni sulla vita e su un certo modo di sentirsi soli nonostante il caos delle moltitudini. E, ispirati forse dalle sue dichiarazioni, lo sentiamo vivo questo disco, pulsante di quelle imperfezioni umane che sono invisibile all’occhio matematico dei computer. Lo troviamo anche in vinile e dunque l’ascolto diventa una vera e propria esperienza… che anche il nuovo pop d’autore sa farsi esperienza e non solo estetica.
Bella questa copertina: come a dire che dentro ognuno di noi c’è il caos?
C’è il caos del traffico metropolitano e la solitudine di una piazza vuota di notte; ci sono i contrasti che ho provato a raccontare in questo disco. In copertina c’è la mia sagoma che racchiude immagini della città, come a dire che ho interiorizzato la quotidianità urbana, ma quella sagoma potrebbe appartenere a chiunque altro.
E attorno emaniamo onde di connessione come antenne?
Come dico in un mio brano, “siamo satelliti della città” in cerca di empatia, amore e connessione. La città è il luogo d’incontro dove dare azione alle nostre vite attraverso le scelte, le ambizioni e, fondamentalmente, la voglia di trovare qualcuno da poter amare.
Che tipo di città è Salvario?
Potrei essere una qualunque città di provincia sul mare; non lo dico a caso, sono nato a Taranto e mi porto dentro questa radice che mi appartiene profondamente. Mi sento quindi di essere una piccola città a dimensione d’uomo che non si mette al centro, ma osserva dai margini e si perde guardando l’orizzonte disegnato dal mare, che invita a pensare all’altro da sé, alla libertà e all’infinito.
E questo disco un poco sembra come vederle tutte da sopra un balcone gigante… mi sono fatto questo “film”… cosa ne pensi?
È una bellissima immagine e mi ci ritrovo pienamente. Aggiungerei magari una sigaretta, un bicchiere di vino rosso e tante riflessioni su ciò che ci accade personalmente e su quello che succede intorno a noi. In effetti, questo lavoro è nato un po’ così; adoro fare lunghe passeggiate, riscoprire i luoghi, scovare gli angoli più nascosti e lasciarmi ispirare dalle persone, dai loro sguardi e dai loro modi di muoversi tra la gente, ognuno con la propria unicità.
“Sciame” è diversa da tutte le altre non trovi? Ha senso chiederti perché?
Sicuramente è il brano più sperimentale del disco. In fase di produzione mi sono fatto quasi completamente da parte, lasciando spazio ai due produttori con cui l’ho scritto e arrangiato, Federico Puttilli e Ale Bavo. Mi sono lasciato guidare, intuendo che potesse emergere un modo diverso di esprimermi e di interpretare. Chiude il disco proprio per far sì che, arrivati alla fine, si possa trovare ancora un elemento capace di aggiungere qualcosa di nuovo.


