1. “Nuvole scomode” nasce dal bisogno di accogliere il dolore invece di nasconderlo.
Vi è mai capitato di percepire la vulnerabilità come una forma di forza, anche fuori dalla musica?
In che modo questo approccio vi ha cambiati come persone e come band?
La vulnerabilità E’ qualcosa che per noi definisce l’umanità di una persona ,è parte della sua sensibilità.
Come band, accoglierla e trasformarla in espressione artistica ,ci permette di rendere la nostra musica più vera, sincera e profonda.
Quindi per noi è essenziale.
Sono proprio le nostre vulnerabilità che ci aiutano a capire quando e come esserci di supporto, a restare uniti anche nei momenti più difficili, facendo si che ciò che nasce da essa possa arrivare a chi ci ascolta, facendo sentire meno solo chi, in quelle parole o melodie, riesce a riconoscersi. Ma è anche un collante per noi, un elemento che rafforza il legame all’interno della band e ci permette di crescere insieme, sia come persone che come artisti.
2. Nel video scorrono paesaggi urbani e interiori, come se la città e la mente fossero due specchi dello stesso viaggio.
C’è un’immagine, un luogo o un momento concreto che ha ispirato la scrittura di questo brano?
In questo caso in realtà è stato il contrario. Nella prima bozza del brano erano presenti alcune scene specifiche che, già alla prima lettura, hanno generato nella nostra mente immagini vivide e precise. Da quelle immagini è nata in modo naturale l’ispirazione che ha dato forma alla storia del brano stesso che è stata poi reinterpretata e adattata per trasmettere il messaggio che volevamo condividere.
3. Dopo il MEI e la collaborazione con Pietro Foresti, avete intrapreso un percorso che guarda fino ad Abbey Road.
Cosa significa per voi portare un progetto nato in Italia dentro un contesto simbolico così internazionale — e cosa volete “lasciare” lì, oltre alla musica?
È un passo importantissimo ed un evento che in un ceto senso da il giusto riconoscimento al duro lavoro che una band indipendente manda avanti con fatica ed estremo amore per la musica.
Registrare i nostri nuovi brani in un luogo così significativo per la musica è semplicemente un sogno che si realizza.
Ciò che conta poi è il poterla far arrivare a quante più persone possibile,
Desideriamo lasciare un segno chiaro di come cinque individui, diversi tra loro, possano unirsi in modo naturale e creare insieme qualcosa di autentico e bello, dimostrando che siamo pronti a dare tutto per far crescere e diffondere la nostra musica.
4. In un’epoca in cui molti scelgono la leggerezza, voi avete deciso di raccontare la fragilità e la rinascita.
Pensate che oggi la profondità emotiva possa ancora essere una forma di resistenza artistica?
Dovrebbe esserlo! L’emotività è la linfa vitale della musica. Le emozioni, non solo quelle leggere, meritano di essere raccontate tutte, perché ci sarà sempre qualcuno che desidera sentirsi raccontato da una canzone. È proprio questo ciò a cui aspiriamo: raccontare le emozioni a 360 gradi, con sincerità e intensità.
Anche se la leggerezza è spesso la scelta più comune, ed è giusto che abbia il suo spazio, crediamo sia altrettanto importante non dimenticare le altre sfumature dell’animo umanoi. Per cui perchè non fare resistenza andando anche un pò contro corrente?Che poi è quello che il rock ha sempre fatto!


