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Alto il Mento non racconta solo la rabbia, ma la trasforma in un atto di consapevolezza. È una canzone che fonde la forza emotiva della musica con la delicatezza, creando un contrasto che parla di introspezione e forza interiore. La musica di Altea non nasce per spiegare, ma per far sentire: uno spazio di relazione, dove la voce diventa corpo e l’ascolto si fa gesto condiviso.

alto il mento è il prossimo singolo di Altea, in uscita il 14 novembre per Sugar Music.

In questo brano, Altea esplora la rabbia come punto di partenza per un processo di riscoperta e rinascita. Il titolo alto il mento evoca l’immagine di chi, nonostante le ferite, trova il coraggio di rialzarsi e affrontare le proprie difficoltà senza mascherarle. È un invito alla resilienza, un gesto di lucidità, che in un mondo di incertezze diventa un atto di forza interiore.

Il brano si sviluppa su un ritmo serrato che cresce in intensità, un impulso che resta sospeso in una tensione emotiva che non esplode mai completamente. La voce di Altea, sempre presente ma mai invadente, accompagna l’ascoltatore in un viaggio dove il conflitto interiore diventa consapevolezza.

Alto il Mento non racconta solo la rabbia, ma la trasforma in un atto di consapevolezza. È una canzone che fonde la forza emotiva della musica con la delicatezza, creando un contrasto che parla di introspezione e forza interiore.

Con questo singolo, Altea inizia un nuovo capitolo musicale, un percorso che nasce dal silenzio e si evolve in una nuova forma di espressione. Un lavoro che non punta alla perfezione, ma alla verità e autenticità del momento, nella sua essenza più pura.

Altea nasce in Salento, in una casa dove la musica è una lingua familiare.
Il padre, fondatore del gruppo Alla Bua, le trasmette l’idea della musica come forza collettiva e politica; la madre, insegnante di yoga vicina alla spiritualità buddista, le insegna l’ascolto e la presenza. Due mondi lontani — la Taranta e il mantra — convivono in lei come due forme di trance: una radicata nella terra, l’altra sospesa nell’aria.
In questo equilibrio tra rito e meditazione, tra ritmo e silenzio, si fonda il suo modo di fare musica.

Dopo la laurea in psicologia, con una tesi sulla Taranta come rito di guarigione, capisce che la musica può essere strumento di conoscenza e cura. Durante la pandemia inizia a pubblicare video chitarra e voce, piccole prove di sincerità che la riportano al centro di sé.
Poi Napoli: la scena del collettivo Thru Collected, il primo EP Non ti scordar di me (2022), l’urgenza di appartenere e poi la necessità di separarsi. Quando il rapporto con il collettivo si sfilaccia sceglie il silenzio. Non come fuga, ma come fedeltà a sé stessa.

Con Valerio Fatalò (basso) e Ben Romano (chitarra) costruisce un live in continua mutazione, un organismo vivo dove le canzoni cambiano forma e respirano insieme al pubblico. Le luci e le immagini di Francesco Savaglia amplificano questa dimensione percettiva, trasformando il palco in uno spazio di esperienza più che di rappresentazione.Il live diventa un veero e proprio esercizio di presenza, di vulnerabilità.

La musica di Altea non nasce per spiegare, ma per far sentire: uno spazio di relazione, dove la voce diventa corpo e l’ascolto si fa gesto condiviso.