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Nel brano sembri cercare un luogo dove far riposare le domande invece che risolverle: qual è, oggi, il tuo “posto sicuro” quando le parole non bastano più?

Sicuramente tornare a casa dai miei genitori, che vivono in un’altra città, mi fa stare sempre meglio. Mi ricorda da dove sono partita e mi fa sentire al sicuro, perché è lì che tutto ha avuto inizio: il mio amore per la musica e la voglia di realizzare i miei sogni.


“I fatti miei” vive in quella zona fragile tra nostalgia e lucidità: in che momento ti accorgi che una fine, per quanto dolorosa, ha ancora qualcosa da insegnare?

Io credo che ogni storia abbia qualcosa da insegnare. A volte sono lezioni più facili da imparare, altre meno. Bisogna prendersi del tempo per metabolizzare, affrontare la fine in tutte le sue fasi e poi dedicarsi a un nuovo inizio.


La tua voce è quasi un sussurro che confessa senza chiedere risposta: quanto è difficile, per te, accettare le emozioni senza provare a controllarle o a spiegarle?

Nelle canzoni riesco a raccontarle senza per forza avere la necessità di spiegarle. La parte più bella della scrittura è proprio non controllare le emozioni, semmai esprimerle nel modo più diretto e sincero. Rivelarsi, mostrare le proprie debolezze e poi condividerle con chi le ascolta.


Questo singolo sembra raccogliere ciò che di solito resta negli angoli: c’è un pensiero o un’immagine nascosta che non è entrata nella canzone, ma che l’ha ispirata profondamente?

L’immagine della tazza di Winnie Pooh è il simbolo di quel che resta dopo la fine. Mi serviva un’immagine per descrivere il tempo dopo la rottura, quando si è soli a raccogliere i pezzi di una storia che non è andata come speravi, tra i ricordi che restano e le lezioni imparate a metà.