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Chiudere un disco è spesso più difficile che aprirlo. Serve una canzone che non riassuma, ma che lasci andare. Sostanze, ultimo brano di Dopamina, è esattamente questo: non una conclusione spiegata, ma una sensazione che resta addosso quando tutto il resto si è fermato.

Filippo Poderini sceglie di terminare il suo percorso con un brano irregolare, fragile, volutamente incompleto. Sostanze non cerca il momento memorabile né la frase-manifesto: è un flusso di pensieri che scorre senza protezioni, come se arrivasse dopo aver già detto tutto il possibile. Proprio per questo funziona come epilogo. È la canzone che arriva quando l’urgenza non è più dimostrare, ma accettare.

All’interno di Dopamina, Sostanze assume un valore particolare. Dopo sedici brani che attraversano stati emotivi, fragilità quotidiane, desideri e normalità, questo finale sembra prendere le distanze da tutto, osservandolo da un punto più alto, o forse più lontano. Non c’è pace, ma c’è una consapevolezza nuova: quella di chi sa che alcune cose vanno salutate senza capire fino in fondo cosa verrà dopo.

Il brano ha il sapore delle chiusure necessarie, di quelle che non fanno rumore ma lasciano una traccia profonda. È come se i suoni stessi facessero fatica a restare insieme, spezzandosi, lasciando emergere solo frammenti. Ed è proprio in questi frammenti che Sostanze trova la sua forza emotiva.

Con questo finale, Dopamina non si chiude in modo circolare né rassicurante. Si interrompe, volutamente, lasciando spazio al silenzio e a ciò che resta quando la musica finisce. Un gesto coerente con tutto il percorso di Filippo Poderini: personale, laterale, mai accomodante.

Sostanze non è un addio definitivo, ma un punto fermo messo con rispetto. Ed è forse il modo più onesto per concludere un disco che ha sempre preferito mostrarsi fragile piuttosto che definitivo.

 

ASCOLTA SU YOUTUBE: https://www.youtube.com/watch?v=mhImfMshouM&list=RDmhImfMshouM&start_radio=1 

 

https://www.instagram.com/filippo_poderini_/

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