Nell’ambito della rassegna promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Seriate, con la collaborazione di Cineteatro Gavazzeni, al via “MUSIC EMOTION” con due appuntamenti dedicati al binomio cinema & musica, il 5 e il 18 marzo, alle ore 21.00 presso il Cineteatro Gavazzeni di Seriate ad ingresso libero.
“Dopo il successo di Sport Emotion, rassegna dedicata ai grandi protagonisti dello sport, le emozioni tornano al centro della scena al CineTeatro Gavazzeni. – dichiara Ester Pedrini, Assessore alla Cultura del Comune di Seriate – Con Music Emotion prende il via la seconda tappa di un progetto che indaga il mondo delle emozioni, questa volta attraverso il linguaggio del cinema e della musica. Con i film dedicati a Bob Dylan e Ray Charles, la rassegna porta sullo schermo personalità che hanno segnato la storia della musica e del Novecento, offrendo al pubblico un’importante occasione di approfondimento culturale e di condivisione. Un’iniziativa che conferma l’impegno dell’Amministrazione nel proporre percorsi di qualità, capaci di coniugare intrattenimento e riflessione.”
La direzione artistica della rassegna è affidata all’Associazione Cinema e Arte: “Continua la programmazione culturale di Seriate presso il Cinema Gavazzeni con proiezioni dedicate alla musica – dichiara Roberto Gualdi presidente dell’associazione -. Oltre ai due grandi film cinematografici che raccontano due icone del mondo musicale mondiale, il pubblico potrà ammirare 6 cortometraggi selezionati dall’Associazione Cinema e Arte che ben raccontano l’interazione tra cinema e musica. Siamo certi che il pubblico parteciperà con entusiasmo alla proiezione di queste opere non così facilmente disponibili. Buona visione.”
Ma entriamo nel vivo del programma.
Il 5 marzo alle ore 21.00 presso il Cineteatro Gavazzeni di Seriate la serata si aprirà con la proiezione dei sei cortometraggi musicali selezionati.
A seguire si svolgerà la proiezione del film “Io non sono qui” dedicato a Bob Dylan.
Di seguito i dettagli delle opere:
*Galline di Donato Canosa, 3’, Italia
Galline è un collage animato di ricordi d’infanzia e fotografie di un’età adulta disillusa e sognate.
*In transit to Bermuda di Flavio Sciolè, 4’, Italia
Videoclip della canzone ‘In transit to Bermuda’ di Dorian Zero. Registrato nel 1975, il brano è stato pubblicato nel 2022 dalla Kutmusic e concesso in licenza a Netflix per ‘Stranger Thing 4’, episodio 3 (“Il mostro e la supereroina”).
*Little star Fabien Legeron, 7’, Francia
Video musicale della canzone “Little Star”, scritta dal cantautore e arpista celtico Morgan di Glencoe. L’esplorazione dei dolori e dei dubbi del creare qualcosa e del renderlo finalmente pubblico.
*On Your Knees di Ryan M. Robson, 4’, USA
Videoclip della canzone “On Your Knees” di Marley Hale.
Con una voce affascinante che sembrerebbe perfetta per la radio country classica, Marley Hale offre un suono country/folk coinvolgente, radicato nella musicalità raffinata ma avventurosa che ha coltivato per quasi tutta la vita. Come rivelato dal suo EP di debutto, By My Own Ways, uscito il 26 luglio 2024, la cantautrice di Brooklyn abbina la sua sensibilità senza tempo e la sua maestria musicale a una voce narrativa unica, fondendo la verità cruda a un racconto ipnotico. Nata ad Austin ma cresciuta nel Nord della California, Hale ha cominciato a suonare la chitarra, guidata dal padre, dall’età di 10 anni e presto ha iniziato a scrivere canzoni proprie. Sebbene sia cresciuta ascoltando band classic-rock come i Led Zeppelin e visionarie del pop come Kate Bush e David Bowie, in seguito è stata affascinata da icone del folk come Karen Dalton e Bob Dylan, arrivando infine a scoprire gli artisti che ora considera punti di riferimento, quali Loretta Lynn e Gillian Welch.
*Pe’ tutt’ e nisciuno di Donato Capuano, 5’, Italia
Il progetto è stato realizzato per celebrare la I° Giornata Internazionale del Patrimonio Culturale Immateriale UNESCO, istituita per valorizzare tradizioni, saperi, espressioni e arti tramandate. Location delle riprese è Letino (CE) e il suo fiume Lete, immaginato da Dante Alighieri come luogo in cui le anime lavano le loro colpe terrene prima di salire in Paradiso. Lo scopo del corto è quello di sensibilizzare le nuove generazioni alla valorizzazione del patrimonio territoriale e degli antichi ritmi dei Pastellesse Sound Group di Macerata – Campania.
*Trumpet voice di Pilar Smoje Gueico e David Monarte Serna, 12’, Cile
Un trombettista di 50 anni, incapace di comunicare con il mondo in altro modo se non attraverso la sua musica, subisce il furto della sua tromba da parte dei demoni con cui convive. Per riaverla indietro sarà costretto ad affrontare i suoi ricordi e le sue paure più profonde.
Io non sono qui di Todd Haynes, USA, 135’, 2007, con Christian Bale, Cate Blanchett, Marcus Carl Franklin, Richard Gere, Heath Ledger
Un ragazzino di colore salta sui treni come Woody Guthrie e si fa chiamare Woody Guthrie ma non è Woody Guthrie. Jack Rollins è un cantante folk che scuote le menti, finché non sente di essere un cliché e si converte al cristianesimo. Robbie è un attore che interpreta Jack Rollins e un inguaribile seduttore. Jude Quinn è una rockstar geniale e consapevole di esserlo tallonata da un giornalista che vuole sbugiardarla. Billy the Kid è un fuorilegge del Far West vicino alla resa dei conti. Ma forse, in qualche modo, sono tutti Bob Dylan.
Dai primi accordi strimpellati al capezzale di Woody Guthrie al Nobel per la Letteratura conseguito nel 2016, la carriera di Robert Zimmermann, in arte Bob Dylan, è un cumulo di contraddizioni, una continua sfilata di maschere e di trionfi, di scivoloni e resurrezioni. Un gioco di verità e falsità tale da rendere inafferrabile ai più la sua effettiva identità. “Qual è il vero Dylan?” è la domanda che si è posto inevitabilmente ogni suo fan o semplice conoscitore. Il menestrello folk che lancia sferzate ai maestri della guerra o il poeta rock guidato da visioni lisergiche? Il neoconvertito illuminato dalla luce divina o il cuore spezzato che lascia letteralmente sangue e lacrime nelle sue canzoni struggenti? Fin troppo ovvio rispondere che Dylan è tutte queste cose insieme. Assai meno scontato trasporre le sue gesta al cinema.
Todd Haynes, autore di Lontano dal paradiso, sceglie l’unico modo possibile, riuscendo a rendere “Io non sono qui” un viaggio tra le canzoni e le maschere di Dylan, che esiste in una dimensione sospesa tra sogno e realtà. Con tanti volti diversi quante sono le sfaccettature del Genio di Hibbing: sei attori di sesso, razza ed età differenti tra loro. Sono tutti Dylan e Dylan è tutti loro. Un esperimento audace di un cineasta che sembra mettere in scena il caos ma dimostra di saperlo orchestrare dall’inizio alla fine.
Perché ancora una volta Haynes lavora sullo spazio invisibile che separa le persone, sulle loro proiezioni e sulle nostre percezioni. “Io non sono qui” non è un film su Bob Dylan né forse sui Bob Dylan, bensì su ciò che pensiamo (o ci piace pensare che) sia Bob Dylan. E Dylan non si può che raccontare così.
Il 18 marzo alle ore 21,00 si terrà la proiezione del film “Ray”, dedicato a Ray Charles, con la regia di Taylor Hackford, USA, 2004, 152’, con Jamie Foxx, Regina King, Kerry Washington, Curtis Armstrong, Patrick Bauchau.
“This kid can do it. He is the One”
(Questo ragazzo ce la può fare. È lui l’uomo giusto.).
Le parole di Ray Charles a Hackford, il regista di “Ray”, quando “The Genius” ascoltò suonare Jamie Foxx al piano agli albori del progetto, sono la migliore sintesi di cosa rappresenti il film biografico su uno degli artisti inventori della black music. E non solo.
“Ray” si apre sui colori forti del profondo sud statunitense, durante l’infanzia del giovane musicista. La vita per i coloured, così come venivano chiamati negli anni ’40 gli afroamericani, non è facile. L’unica via di scampo per fuggire dalla povertà è trasferirsi in città in cerca di fortuna. Non certo favorito dalla sorte per una malattia infantile che lo conduce alla città, il giovane Ray va all’avventura, sull’onda del Gospel e del Country. Gli anni passano e il successo inizia a crescere. Prima una piccola casa discografica, dove sono nati i primi pezzi, What I’d say, I got a woman, poi l’ABC, major che porta Ray Charles nelle case di tutti.
Questa è la storia che conosciamo, ma “Ray”, da biopic movie quale è, racconta, soprattutto, i lati oscuri dell’uomo Ray Charles. La schiavitù della droga e le relazioni controverse con le sue donne, cause di numerosi problemi fra cui un allontanamento per diverso tempo dalla scena musicale.
Di sicuro interesse per gli appassionati, “Ray” corre il rischio di non essere compreso e accettato dai più, per affrontare temi prevalentemente legati alla cultura e a un periodo storico di un paese, che per tradizione è ancora lontano dal nostro. Il ritmo è lento, sincopato, e lo stile registico è canonico, descrittivo, se si eccettua per la fotografia, accurata e perfetta nei dettagli. Taylor Hackford lascia parlare il personaggio.
È l’interpretazione di Jamie Foxx, a fare la differenza. Foxx suona il piano, come Ray, dall’età di tre anni e da adolescente dirigeva un coro gospel. Nonostante non conoscesse nel dettaglio la musica del genio, l’attore ha frequentato scuole di braille, partecipato a sessioni di registrazioni soul e blues, e ha vissuto per dodici ore al giorno con gli occhi bendati, per capire realmente cosa significasse essere un non vedente. Non volevo solamente imitarlo, volevo catturare l’essenza del suo spirito, del suo modo di essere, ha dichiarato Foxx.
È lui il mattatore, ed è impressionante come un film di due ore e mezza, possa reggersi sulle spalle di una persona sola.


