In Del tempo, degli elementi, Zanna compie un viaggio audace che unisce l’eco della grande canzone d’autore italiana con un’impronta sonora profondamente attuale. L’ascolto dell’album è come aprire un libro in cui ogni capitolo – ogni brano – parla di un tema universale ma con voce intima, con la grazia di chi non teme di mostrarsi vulnerabile.
“Prospettive” è il manifesto ideale di questo approccio: invita a cambiare punto di vista, sia nella vita che nell’arte, attraverso un impianto musicale che unisce rock ed elettronica con grande eleganza. L’attenzione al dettaglio è evidente anche nella scelta dei suoni, nei testi mai banali, e nella coerenza del concept.
Zanna riesce a essere evocativo e diretto al tempo stesso. Nella struggente “Ciàula”, la lettura pirandelliana si trasforma in un inno alla bellezza accessibile, quasi infantile, della meraviglia. “La svolta psichedelica” ci regala un brano che è anche un autoritratto ironico e affettuoso, che attraversa epoche, stili e stati d’animo.
Non manca l’impegno: nelle pieghe del disco si leggono riflessioni sociali, etiche, spirituali, mai gridate ma suggerite con intelligente sobrietà. C’è spazio anche per la danza, come in “Virgilio e Beatrice”, che trasforma la cultura classica in groove, o per l’introspezione più pura, come in “Alle mie corde”, che descrive l’artista come canale, non come protagonista.
Zanna dimostra che si può essere colti senza essere elitari, e popolari senza rinunciare alla complessità. Un album da ascoltare più volte, lasciandosi guidare dalle parole, dalle atmosfere, dai silenzi pieni di senso.


