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C’è una doppia anima nella storia di Alessandro Ponte: architetto affermato e musicista autodidatta, oggi debutta come cantautore con il singolo Sofia non lo sa. Genovese, con una carriera di successo nella progettazione e nel restauro, Ponte ha coltivato la musica fin da bambino senza mai trasformarla in professione. La sua formazione musicale è fatta di ascolti e pratica personale, lontana da scuole e accademie, ma alimentata da una curiosità costante.
Il nuovo brano, pubblicato da Level Up Dischi, si muove su una morbida bossa nova, diventando il veicolo ideale per un testo dedicato alla figlia. Una riflessione sulla crescita e sul tempo, raccontata con linguaggio personale e senza retorica.
L’arrivo di Ponte nella scena musicale italiana rappresenta un incontro tra esperienza e freschezza: un debutto che dimostra come l’ispirazione possa trovare la sua forma in qualsiasi momento della vita.
“Sofia non lo sa” racconta l’osservazione di tua figlia negli anni dell’infanzia: in che modo la scrittura della canzone ti ha aiutato a rileggere quel periodo?
Il periodo meraviglioso che ho vissuto vedendo crescere la mia bimba è passato con grande velocità nella mia vita (come succede ed è successo a chiunque abbia avuto questa esperienza), lasciandomi nella memoria immagini ed episodi che sono stati difficili da descrivere concretamente; quelle emozioni e quei sentimenti che ho cercato di esprimere attraverso delle metafore, oggi mi portano a comprendere meglio ciò che ho vissuto, a ricordare ciò che con il tempo tende a svanire. Il fatto che nel brano Sofia Vittoria (mia figlia, ad oggi diciottenne) canti nel coro finale, assieme a Camilla Simonini, è una grande soddisfazione per il sottoscritto.
Nella canzone affermi di aver dato più rilievo alla musica che al testo. È una scelta estetica che pensi caratterizzerà anche i tuoi lavori futuri?
Non tutte le idee musicali che ho comprendono un testo; nel caso di una canzone, solitamente per me tutto nasce da un’idea musicale alla quale poi “appoggio” un testo che sviluppa un tema pensato componendo la musica. Confesso che faccio un pò fatica ad elaborare e mettere insieme i testi, credo che trovare il testo da cantare in una canzone sia un “mestiere” a parte, mentre mi riesce più naturale fare musica; il modo di comporre che sta caratterizzando i miei lavori penso che caratterizzerà anche i lavori che seguiranno.
Hai collaborato con Luca Grossi per mix e mastering: quanto è stato importante avere al tuo fianco un professionista in questa prima pubblicazione?
Direi che Luca Grossi è stato determinante per la produzione di questo brano, per aver dato equilibrio ai suoni ed ai volumi di ogni strumento; confesso che ha dovuto lavorare molto per equilibrare un brano che gli avevo inviato non del tutto “bilanciato”, era poco più di una “demo” quando ha cominciato a lavorarci. Luca Grossi è un supporto decisivo, non solo lavorando su mixaggio e masterizzazione, ma anche fornendo consigli preziosi per il progetto musicale in senso generale. Mi preme anche nominare l’amico Angelo Simonini (notevole chitarrista genovese) con il quale elaboro il tema di base degli arrangiamenti dei miei brani, in parte suonando gli strumenti ed in parte utilizzando gli adeguati programmi informatici; per poi lavorare con Luca Grossi per mix e mastering, che come dicevo, è persona con gusti raffinati e “vista lunga” sulla produzione musicale.
La tua esperienza come architetto ti ha abituato a lavorare con precisione e senso del dettaglio. In che misura questi aspetti si ritrovano nel tuo approccio musicale?
Amo ideare ed elaborare la musica con molta attenzione al particolare, suonando la chitarra e, “mettendo le mani” sul piano (come diceva Lucio Dalla “sono il miglior pianista in DO”), mi occupo personalmente degli arrangiamenti musicali e delle note di ogni strumento coinvolto nel brano, naturalmente aiutato dai professionisti che ho citato in precedenza. Come nella musica anche nell’architettura si può comporre con originalità, questo è quello che cerco di fare in entrambe le discipline; anche un manufatto architettonico potrebbe essere composto in modo elementare, utilizzando rime baciate o giri armonici, insomma come c’è musica “già sentita” c’è anche architettura “già vista”.
In passato hai suonato con musicisti affermati senza però intraprendere un percorso ufficiale. Cosa è cambiato oggi rispetto a quelle esperienze?
per scelta, non ho mai partecipato a gruppi musicali, ho sempre suonato per piacere personale, da solo o con gli amici, oppure suonando assieme ad altri musicisti in occasione di incontri del tutto casuali. Inoltre il mio percorso di studi artistici, l’università (architettura) e di seguito la professione di architetto, non mi hanno permesso di dedicarmi alla musica con il giusto impegno; soltanto per caso è successo di incontrare alcuni musicisti genovesi noti a livello nazionale con i quali ho suonato. Si parla di moltissimi anni fa, ero giovanissimo e, a differenza di oggi, non sentivo ancora la necessità di creare la mia musica.
Se dovessi presentare “Sofia non lo sa” a chi non ti conosce, quale immagine o suggestione sceglieresti per sintetizzare il brano?
La mia intenzione con questo brano è descrivere e rappresentare un periodo della mia vita in cui sono transitate particolari emozioni, penso quindi che sia già stato difficile per me significarle attraverso un testo composto nel modo più personale possibile, ancora più difficile è farne una sintesi attraverso una sola immagine…..credo non riuscirei, e forse è questa la grandezza di certe emozioni, il fatto di averle dentro così forti da non riuscire a darne una descrizione razionale, a farne una sintesi.


