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Lungo il parterre di musici e colleghi che prendono spazio in questo viaggio d’esordio di Giulio Campaniello aka Subconscio. Altra firma della Sghetto Records che si sta davvero imponendo dentro simili suoni e stili… Los Angeles, quel rap – hip hop – R’n’B… il flow che leggero fluttua, cassa di risonanza di contemplazione e sosta. Avevamo ascoltato da vicino “No Drama” con la feat. di Claver Gold. Oggi “Daimon” colora e completa, chiude il percorso tracciato anche dagli altri singoli Occhi Fissi“ e “Funk4Ass”. Leggerissimo modo di sospendersi oltre la frenetica corsa che c’è… dall’osservazione poi nasce una vera consapevolezza di chi siamo e stiamo diventando.

 

Che dimensione spirituale e di suono è il “Daimon”? Che cosa sta ad evocare di preciso per te?

“Daimon” è nato come una voce che da tempo mi abitava dentro e che finalmente ha trovato il coraggio di parlare. Non è un disco pensato a tavolino, ma un percorso di ascolto interiore. Quella voce che non riesci a zittire, quella che non sempre ti dice cosa fare, ma ti mette davanti una tensione, una domanda importante. Musicalmente mi riporta in un luogo caldo e sospeso, dove il ritmo respira e lascia spazio all’intimità.

 

Il qui ed ora? Un disco che sembra però dribblare il presente…sbaglio forse?

Difficile da spiegare. È come se guardassi il “qui e ora” da un metro più in alto. È un presente filtrato attraverso la memoria, l’immaginazione, l’inquietudine. Non voglio fotografare, voglio sentire. Quindi sì, è un disco che parte dal presente ma lo attraversa, lo distorce, lo sposta in avanti o indietro quando serve, pur di ritrovare me stesso.

 

R’n’B e quel gusto lounge, qualcuno lo chiamerebbe da clubbing. Che cosa ti porta verso forse e suoni così poco “italiani”?

Sono cresciuto ascoltando roba che veniva da fuori, e quel tipo di suono mi ha sempre dato la sensazione di poter dire le cose con più morbidezza, più sensualità, senza perdere profondità. Non mi interessa essere “italiano” o “non italiano”, mi interessa essere me stesso al 100%. E questo mondo sonoro mi permette di respirare, di muovermi con naturalezza, di costruire atmosfere in cui la voce posso diventare quasi un corpo unico con il suono.

 

“No Drama” feat. Claver Gold – Official Video

 

Parliamo di Luzee: che tipo di incontro è stato? Che cosa ha portatoche non avresti raggiunto altrimenti?

Davide è stata una presenza luminosa e assolutamente essenziale per la creazione di Daimon e non solo, possiamo dire, di tutta la mia discografia. Ha quel tipo di sensibilità che non invade, ma ti orienta. Mi ha portato un orecchio diverso sul dettaglio, sulle sfumature e grazie al suo tatto sono cresciuto tantissimo artisticamente e umanamente. Il nostro percorso inizia nel 2016 e da quel momento non ci siamo più separati.

 

Vista la sospensione di dinamiche così lisergiche, a tratti soporifere (in senso bello sia chiaro)… ha senso dirti che trovo forte un ruolo terapeutico? La contemplazione prima dell’osservazione…

Ha senso, assolutamente sì. È un disco che parla, chiede di fermarti, di lasciare che il corpo si adatti prima della mente. Se qualcuno ci trova una forma di cura, per me è il complimento più grande. Forse perché è nato così! Ogni suono, ogni parola, ogni respiro è parte di un dialogo che porto avanti da sempre con me stesso o forse con quella parte di me che mi osserva da lontano.

 

Ascolta “Daimon” on Spotify

https://open.spotify.com/intl-it/album/0knAreyhItw8swikZyl7Jb?si=0e1d11da052a4b4e