Operare in contesti segnati da guerre, povertà e sistemi sanitari fragili significa affrontare ogni giorno sfide enormi, ma anche costruire opportunità concrete di cura e formazione. In vista dell’aperitivo solidale dell’8 settembre, il cui ricavato sosterrà le future missioni di cardiochirurgia in Burkina Faso e i nuovi progetti verso il Niger, Safe Heart ODV racconta il valore del proprio impegno, tra interventi salvavita, formazione del personale locale e una rete di professionisti che mette gratuitamente le proprie competenze al servizio degli altri.
1. Safe Heart ODV opera in contesti segnati da guerra e povertà. Quali sono oggi le principali sfide che incontrate durante le vostre missioni umanitarie e quali risultati vi rendono più orgogliosi?
Operare in contesti segnati dalla guerra, dall’instabilità politica e dalla povertà estrema significa affrontare ogni giorno sfide molto complesse. Le difficoltà logistiche sono enormi: reperire materiali e farmaci, garantire la continuità delle forniture, organizzare il trasporto delle équipe e delle apparecchiature e adattarsi a infrastrutture spesso carenti. A questo si aggiungono le criticità legate alla sicurezza e alla necessità di lavorare in sistemi sanitari con risorse limitate.
La sfida più grande, però, è trasformare un intervento temporaneo in un’opportunità di crescita duratura. Per questo le nostre missioni non si limitano a operare i pazienti, ma puntano anche a formare il personale sanitario locale, condividere competenze e contribuire allo sviluppo di servizi di cardiochirurgia sempre più autonomi.
I risultati che ci rendono più orgogliosi sono i volti e le storie delle persone che tornano a vivere grazie a un intervento salvavita. Ogni bambino che può crescere, ogni adulto che torna alla propria famiglia e al proprio lavoro rappresenta il senso del nostro impegno. Ma siamo altrettanto orgogliosi quando vediamo medici, infermieri e tecnici locali acquisire nuove competenze e diventare sempre più indipendenti: è questo il segno che il nostro lavoro lascia un’eredità concreta e duratura nei Paesi in cui operiamo.
2. Il ricavato dell’aperitivo solidale sarà destinato alle future missioni di cardiochirurgia. In che modo i contributi raccolti durante una serata come questa si trasformano concretamente in cure e formazione nei Paesi in cui intervenite?
Ogni contributo raccolto durante i nostri eventi si traduce nella possibilità di organizzare e realizzare nuove missioni di cardiochirurgia nei Paesi in cui operiamo: dal 2021 principalmente in Burkina Faso, con la possibilità di una nuova apertura verso il Niger.
Le risorse raccolte ci permettono di sostenere, da un lato, i costi necessari per portare sul campo un’intera équipe composta da cardiochirurghi, anestesisti, perfusionisti e infermieri di sala operatoria, insieme ai farmaci, ai materiali sanitari e ai dispositivi indispensabili agli interventi, come le valvole cardiache. Dall’altro, consentono di garantire la continuità della formazione del personale sanitario locale.
Per noi una missione non significa soltanto operare giovani pazienti, ma soprattutto condividere competenze, affiancare i professionisti locali e contribuire alla loro crescita affinché possano diventare progressivamente sempre più autonomi.
Partecipando all’aperitivo solidale dell’8 settembre, ogni contributo, piccolo o grande, aiuta chi mette a disposizione le proprie competenze specialistiche e permette di offrire cure a chi, altrimenti, non avrebbe alcuna possibilità di riceverle.
3. Durante l’evento racconterete le missioni in Niger e in Burkina Faso. C’è una storia o un’esperienza vissuta sul campo che rappresenta al meglio l’impatto umano del lavoro di Safe Heart ODV?
Ogni missione ci lascia storie che difficilmente si dimenticano. Se dovessimo sceglierne una, non parleremmo di un singolo paziente, ma del momento in cui una famiglia comprende che il proprio figlio avrà finalmente una possibilità di vivere.
In Niger e in Burkina Faso incontriamo spesso bambini e giovani adulti affetti da cardiopatie che, senza un intervento chirurgico, non avrebbero alcuna prospettiva di cura. Vedere la paura trasformarsi in speranza, accompagnare il paziente in sala operatoria e poi rivederlo sorridere, respirare meglio e poter tornare a casa è un’emozione che ripaga di ogni fatica.
Ci colpisce profondamente anche il rapporto che si crea con il personale sanitario locale. Lavoriamo fianco a fianco con medici, infermieri e tecnici che, nonostante risorse limitate, dimostrano una professionalità e una determinazione straordinarie. Condividere competenze, crescere insieme e vedere aumentare la loro autonomia è uno dei risultati più importanti del nostro lavoro.
Alla fine di ogni missione non portiamo a casa solo il numero degli interventi eseguiti, ma soprattutto i volti delle persone incontrate, gli abbracci delle famiglie e la consapevolezza che, quando la solidarietà si unisce alla competenza, è possibile cambiare davvero il futuro di una comunità.
4. Oltre a raccogliere fondi, eventi come questo permettono di far conoscere la vostra missione. Qual è il messaggio che vorreste arrivasse alle persone che parteciperanno l’8 settembre e a chi ancora non conosce Safe Heart ODV?
Vorremmo che chi parteciperà l’8 settembre tornasse a casa con la consapevolezza che, anche da qui, è possibile fare qualcosa di importante per persone che vivono a migliaia di chilometri di distanza.
Safe Heart ODV è nata da un’idea molto semplice: mettere le proprie competenze al servizio di chi non ha la possibilità di curarsi.
Vorremmo far conoscere tutto ciò che c’è dietro ogni missione: professionisti che mettono gratuitamente a disposizione il proprio tempo, le proprie competenze e la propria esperienza, aiutando chi vive in condizioni di grande difficoltà.
Ogni missione è il risultato di un lungo lavoro di preparazione: dall’organizzazione dell’équipe agli interventi, dall’approvvigionamento dei materiali alla logistica, dagli adempimenti burocratici alla raccolta fondi, senza la quale tutto questo non potrebbe esistere.
Vorremmo inoltre trasmettere un messaggio semplice ma fondamentale: ognuno può contribuire, attraverso una donazione, mettendo a disposizione il proprio lavoro e le proprie competenze oppure facendo conoscere la nostra realtà ad amici, parenti e conoscenti, ampliando così la rete di aiuti.
In fondo, una missione di cardiochirurgia non è solo il lavoro dell’équipe che parte, ma il risultato del contributo di tante persone che, ciascuna secondo le proprie possibilità, rendono possibile ogni intervento.
Speriamo che chi parteciperà all’8 settembre possa vivere questa serata come l’occasione per conoscere una realtà fatta di professionalità, solidarietà e impegno concreto, uniti dalla volontà di garantire un futuro a chi, diversamente, non lo potrebbe avere.


