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Quanto può pesare, nella vita, tutto ciò che scegliamo di non dire?
È da questa domanda che parte Qualcosa da dire, il nuovo brano di Rocco Cannarsa, una canzone che mette al centro l’incertezza, i rimpianti e quella sottile distanza tra ciò che abbiamo vissuto e ciò che avremmo potuto vivere.

Nel brano, il non detto diventa uno spazio sospeso: quello delle possibilità che non abbiamo scelto, delle parole rimaste dentro e degli scenari che continuiamo a costruire nella nostra testa. Perché ogni scelta, in fondo, porta con sé anche la consapevolezza di ciò che stiamo lasciando andare.

Rocco Cannarsa parte proprio da qui per raccontare un pezzo importante del suo percorso artistico. Qualcosa da dire rappresenta infatti, nelle sue parole, “il vero inizio” del suo progetto musicale: la fine delle canzoni scritte in cameretta e l’inizio di una ricerca più consapevole, tanto nei testi quanto nel suono.

Abbiamo parlato con Rocco del significato del brano, del rapporto tra realtà e scrittura, dell’amore come pretesto narrativo e di quel fascino per le domande senza una risposta definitiva.


Quanto può pesare, nella vita, tutto ciò che scegliamo di non dire?

Una vita intera.

La scelta è qualcosa che mi terrorizza. Penso che dietro a ogni scelta ci sia il pensiero su cosa stiamo perdendo. E, se parlare è agire, con le parole vale lo stesso.

Spesso ci recitiamo in testa altri scenari, a volte questo lascia dei rimpianti. A volte valutiamo che in fondo è andata meglio così, con ciò che abbiamo detto, o non detto, perché “sapevamo già come andava a finire”.

Forse questa frase è solo una magra consolazione. O, almeno, così è intesa in Qualcosa da dire.

La vita è diversa dagli scenari disegnati nella mente.

“Qualcosa da dire” nasce da una storia vissuta o da una storia semplicemente immaginata?

Non sono una persona molto fantasiosa. Quando mi ritrovo a scrivere qualcosa, che sia un racconto o una canzone, parto sempre dalla realtà. Forse per comprendere meglio certe cose, per rielaborarle. Anche per scoprire nuovi punti da cui osservare il mio vissuto.

Certo, una volta che qualcosa diviene materia narrativa smette di essere realtà e diventa comunque finzione. Forse questo serve a rendere la realtà speciale, o a farmi capire che in fondo già lo è.

In ogni caso, ho dato l’ultimo sorso al drink e sono andato verso casa. Ho rivisto una mia ex, che andava proprio nel locale da cui andavo via. Ci siamo a stento salutati.

Lungo la strada mi sono chiesto come sarebbe andata la serata se non fossi andato via. Ma ormai ero a casa, e mi sentivo più maturo, migliore. Proprio perché “sapevo già come andava a finire”.

Ma con quel sentore di vuoto nella pancia.

Forse mi è mancato solo il coraggio. Non lo so.

Ecco, forse quello che mi affascina nelle canzoni è l’irrisolto. Oggi tutti provano a dare soluzioni, io preferisco le domande. Forse solo perché sono un paranoico.

Quando una canzone d’amore smette di parlare d’amore e inizia a parlare di noi?

La risposta dipende da quale senso si vuole dare alla domanda. La filosofia mi ha devastato.

Se si parla della capacità di una canzone di farci sentire rappresentati, ciò avviene quando vi troviamo dentro un’emozione che sentiamo e non siamo in grado di definire con chiarezza, che ci fa pensare: “questo sembra scritto proprio per me”.

Se invece la domanda allude al fatto che dico sempre che le mie canzoni d’amore non sono canzoni d’amore, direi: sempre e mai.

Trovo fantastico scrivere d’amore perché è un tema davvero banale, no? Eppure, se dovessi chiedere a qualcuno di descriverlo, arrancherebbe. Io per primo, visto che sono una frana.

Ma c’è una enorme esigenza di parlare d’amore.

Quando siedo in un bar e, per caso, origlio — mea culpa — la conversazione delle persone accanto a me, riguarda sempre i rapporti sentimentali. Noto che il modo in cui ci si approccia all’amore dipende da vissuti e riflessioni che magari con l’amore poco c’entrano.

E quando parlo delle canzoni d’amore “che non lo sono”, mi riferisco ai piani di lettura dei testi, alla profondità con cui li affrontiamo.

Certo, tanto si deve a chi usufruisce dell’opera, perché se l’autore rendesse evidenti i diversi piani annullerebbe proprio la differenza di profondità, diventando didascalico.

Con ciò voglio solo dire che per me il focus è su tutto quanto è collaterale all’amore.

Nei brani che ho pubblicato finora l’amore era il pretesto. Ma ciò avverrebbe anche se decidessi di scrivere di solitudine, tristezza, felicità: proverei a far emergere elementi che poco c’entrano con le tematiche ma le condizionano, finanche i loro contrari.

Le due risposte, alla fine, però, sono collegate.

In Qualcosa da dire, per esempio, alludo a una relazione finita anche a causa dell’incertezza sul proprio futuro, alla possibilità di un cambio di vita — poi non concretizzato:

“che dopo forse te ne resti qua
Non eri tu a volertene andare?
Notti intere a capi’ come fa’”

Non risponde alla domanda “cos’è l’amore?”, eppure vi è strettamente collegato.

Ed è molto più probabile che ci si possa sentire propri i dettagli di questo tipo, quelli che, seppure collaterali, possono aver contribuito a produrre la propria idea di amore.

E allora si può pensare: “questa canzone parla di me”.

Cosa ti porti a casa dal tuo “viaggio musicale” in questo brano?

Un altro pezzo di me. Umanamente e artisticamente.

A essere sincero, questo brano per me è il vero inizio del mio progetto.

È la fine delle canzoni in cameretta.

Ho scritto tante canzoni in questi anni, ma ho pubblicato pochissimo: volevo dire “esisto”, ma sapevo di non avere i giusti mezzi per dare valore a questo mio esistere.

Allora ho preferito “il non detto”, lo studio, la ricerca.

Questo sound mi rappresenta sicuramente di più. Per questo devo ringraziare Andy Mancini, il mio produttore, che ha avuto la pazienza di dare seguito alle commistioni stilistiche che avevo nella mente.

E lo dico ancor più pensando alle canzoni future che a Qualcosa da dire.

Questo perché coi prossimi lavori sperimento diversi generi musicali. Ci sono troppe cose che mi piacciono e corro da una stella cadente all’altra fino allo sfinimento — magari questa frase fosse mia.

In ogni caso, però, questa pasta sonora sarà il punto di partenza di tutto quello che verrà.


“Qualcosa da dire”: ascolta e guarda il brano

Qualcosa da dire è disponibile sulle principali piattaforme di streaming e accompagnato dal videoclip ufficiale.

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▶️ YouTube – Videoclip ufficiale
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