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Elettronica e attitudine rock, tensione emotiva e scrittura contemporanea: con Non riesci a starne fuori i Montreali firmano un debutto che racconta la transizione fragile e potente verso l’età adulta. Prodotto insieme a Livio Magnini, l’album attraversa relazioni irrisolte, inquietudini generazionali e il bisogno visceraleI di fare musica. Ne abbiamo parlato con la band per entrare nel cuore del progetto.


Intervista

1. Non riesci a starne fuori è un titolo che suona come una resa emotiva. Da cosa nasce e cosa racconta del momento che stavate vivendo mentre scrivevate l’album?

Sì, è il titolo anche del primo singolo, che è anche la prima canzone che abbiamo scritto per il progetto Montreali. Racconta dell’inevitabile passaggio dalla fase post-adolescenziale all’età adulta, attraverso gli scossoni e i cambiamenti più leggeri ma non meno importanti, che abbiamo vissuto nella fase di scrittura del disco. Andando avanti nella realizzazione dell’album ci è sembrato riassumere perfettamente quest’idea di non riuscire a fare a meno di qualcosa che ti nutre davvero come il fare musica: una resa alla necessità di vivere questa sensazione.


2. Nell’album convivono elettronica, attitudine rock e una scrittura molto attenta alle sfumature emotive. Come avete lavorato per trovare questo equilibrio sonoro insieme a Livio Magnini?

Siamo partiti da una base vicina ai nostri ascolti storici: l’indie rock di Arctic Monkeys, Kasabian, Klaxons e Killers, il britpop di Oasis e Blur e in Italia le esperienze di Subsonica e Bluvertigo, ma grazie a Livio abbiamo trovato la quadra del sound che volevamo ottenere. E quindi sonorità che si richiamano agli artisti citati ma con un’atmosfera e un “piglio” freschi e attuali, che possano parlare anche a chi ascolta musica oggi per la prima volta, senza necessariamente avere punti di riferimento mirati.


3. I brani raccontano relazioni ambigue, desideri irrisolti e la fatica della maturità emotiva. Quanto c’è di autobiografico e quanto invece di osservazione del presente?

Sicuramente c’è dell’autobiografia, com’è logico che sia quando si fa musica con la voglia di esprimere qualcosa, che sia un vissuto, un episodio, una sensazione, anche di malessere o disagio. Ma è mescolata all’obiettivo di voler provare a descrivere la realtà con cui ci confrontiamo quotidianamente, nelle sue diverse situazioni: un brano in questo senso ideale è “L’età dell’inquietudine”, dove riflettiamo sull’eterno presente in cui viviamo, che sembra annullare le priorità tra ciò che conta nella vita e quello che invece dovrebbe restare in secondo piano.


4. Centottanta apre il disco come un manifesto: velocità, tensione, urgenza. È così che volete essere percepiti oggi, come una band che non lascia spazio all’indifferenza?

Esatto, è un po’ questo il senso. E non vogliamo, inoltre, che chi ci ascolta rimanga indifferente. “Centottanta” ha l’urgenza di raccontare una vicenda personale ma inquadrandola all’interno delle dinamiche sentimentali odierne, “liquide” per usare una parola forse un po’ abusata. Il tutto con la velocità e la tensione musicali che caratterizzano il brano, riflesso di quanto si vive in chiave esistenziale. È un manifesto della nostra musica, e speriamo che possa piacere sempre di più, insieme a tutto l’album, che invitiamo chi ci legge ad ascoltare!

One Comment

  • Francesco Nebuloso ha detto:

    Ho avuto l’opportunità di ascoltare i Montreali…mi hanno subito colpito per la diversità della loro proposta rispetto al panorama musicale italiano…in poche parole per me i Montreali fanno …tutta un’altra musica e anche i testi si distinguono per l’accuratezza e l’ attualità. Che dire continuerò a seguirli con molto interesse.