Tra nostalgia, natura e silenzio: MonAmour racconta “Scivoli via”, un brano che non consola ma accompagna.
Un dialogo profondo sul lasciar andare, sull’essere fragili come forma di forza e sull’equilibrio tra uomo e natura che guida la sua musica e la sua vita.
INTERVISTA
“Scivoli via” sembra una carezza che diventa ferita, una canzone che non consola ma accompagna.
Nel raccontare la fine di un amore, hai scelto un tono sospeso, quasi contemplativo.
Quanto è difficile per te lasciare andare senza trasformare la perdita in nostalgia?
La nostalgia è il fulcro della mia musica.
Ovviamente per ogni persona la nostalgia è il riassunto della perdita, e la difficoltà più grande è saperla curare con il lasciar andare: farla fluire finché la perdita e la nostalgia si tramutano in un’esperienza evolutiva, sia come persona che come anima.
Nel tuo modo di scrivere c’è sempre un dialogo tra la natura e l’emozione: il cielo, il mare, il vento.
Sono immagini ricorrenti anche in questo brano.
Che rapporto hai con gli elementi e quanto influenzano la tua musica e la tua idea di libertà?
Anni fa ho fatto una scelta di vita basata sulla semplicità e sulla durezza del vivere in natura, ritrovando la mia parte animale, imparando a togliere il superfluo per liberarmi da tutte le catene che spesso la società ci induce ad avere.
Nei miei viaggi ho avuto la conferma che la natura ci insegna a ritrovare quella libertà che ognuno di noi ha accantonato.
Tutto questo è per riassumere la grande connessione tra la natura e la mia musica.
Hai vissuto da viaggiatore, tra cammini e incontri, portando con te la chitarra come bussola.
Cosa hai imparato sul silenzio e su quello spazio interiore che poi diventa canzone?
Nei miei viaggi ho conosciuto quanta forza può avere la fragilità umana e quanta poesia porta con sé.
Incontri di poche ore o pochi giorni erano occasioni di crescita.
In questo vivere così intenso, il silenzio mi riportava a uno stato di profonda interiorizzazione delle emozioni, trasformandole in qualcosa di palpabile e di massima espressività creativa.
Il silenzio è stato un grande compagno di viaggio: con lui tutto era sincero e privo di maschere.
Non si può scappare da se stessi né correre il rischio di non perdersi; proprio grazie a questo possiamo ritrovarci.
“Scivoli via” è un brano delicato ma pieno di forza, quasi una resa luminosa.
Cosa significa per te oggi essere vulnerabile in musica — e quanto di Iuri c’è in MonAmour quando canta di fragilità e rinascita?
Significa tanto per me essere vulnerabili in questo momento storico, a prescindere dalla musica, perché la vulnerabilità crea stati di crescita e di ricerca di sé stessi, attraversando ogni emotività, sia negativa che positiva.
Quindi sì, l’essere vulnerabili in musica è un’opportunità per capire ancor di più quanto sia importante darsi una risposta.
Io sono la mia musica, quindi tra Iuri e MonAmour non c’è differenza.


