E che suggestione poetica ritrovarsi Leo Gullotta con la voce e siglare un momento altissimo di questo disco. Milomaria torna con un nuovo lavoro dal titolo “La breve distanza” e dentro ci troviamo una canzone d’autore semplice, pop nelle forme, rionale e di festa ma anche di futuro con un’elettronica di corredo cucita in modo assai elegante. Sono gli ascolti che scivolano su questo tempo e ci regalano spunti di riflessione dentro questo caos di risposte confezionate…
È inevitabile non chiederti di Leo Gullotta… ma in generale è inevitabile non sottolineare quanta sicilianità c’è dentro questo disco… vero?
Sì, è inevitabile partire da Leo Gullotta. Io lo ammiro da quando ero bambino e mia sorella Eleonora è una sua grandissima fan. Tutto è nato dal mio desiderio di contattarlo: grazie a Primiano Di Biase (direttore artistico e musicista di De Gregori), che suona il pianoforte nel brano, e alla bravissima attrice Chiara Cavalieri sono riuscito ad avere il suo contatto. Lui ha ascoltato il brano, lo ha amato e ha deciso di regalarci questa interpretazione. Un gesto di enorme generosità. Nel disco c’è la mia Sicilia, ma senza folklore forzato: è un colore naturale, non una bandiera sventolata (forse un po’ la sventolo in Santa Rosalia, hehe).
Incontriamo anche Elisa Benetti… come mai questa connessione? Da dove nasce?
Ci siamo conosciuti al Premio De André. Musicalmente è scattato subito qualcosa, umano e artistico. Ad accompagnarla c’era il suo produttore, Andrea Allocca: anche con lui colpo di fulmine. Da lì Andrea è diventato anche il mio produttore, ho conosciuto il suo socio Francesco Procacci e ho firmato con Kate Records. Durante il lavoro al disco sentivo che “L’Amuri” aveva bisogno della voce e delle parole di Elisa. È stata una scelta naturale. Lei ha una sensibilità rara e sono certo che farà grandi cose.
Tanta sintesi, non solo lirica ma anche melodica, per un disco che in fondo non sfoggia chissà quale futurismo. Per te che significa? Che rapporto hai con l’elettronica moderna?
Credo che siano le canzoni a suggerire la forma. Nascono nude, voce e strumento, poi chiedono il loro vestito. Sono stati i brani a guidarci: non abbiamo imposto il nostro gusto personale, per cui non escludo di ricorrere più avanti all’elettronica moderna che in verità mi piace moltissimo se abbinata a gusto e testi validi.
Anche la copertina di questo disco è davvero evocativa: una luna gigante, siamo sotto lo stesso cielo ma a “breve distanza” … come la dobbiamo leggere?
La luna e il cielo sono da sempre, per me, i simboli dei sognatori. Il volerla toccare, il volerla donare, la testa sempre all’insù verso questa distesa di meravigliose incertezze. Dante, nella Prima Sfera del Paradiso, parla proprio del cielo della Luna, legandolo ad anime che hanno visto i propri voti spezzarsi: anche lì si parla di sogni, non sempre realizzati. Perché credere in un sogno non è, in fondo, una forma di fede? Ecco cos’è la “breve distanza”: lo scarto tra ciò che abbiamo e ciò che potremmo avere, tra ciò che siamo e ciò che potremmo essere.
Dal vivo? Come suona e come vuoi che arrivi questo disco?
Dal vivo voglio che mantenga la stessa verità del disco. Deve sembrare qualcosa che accade lì, non la copia dello studio. Vorrei che le persone si emozionino e divertano come noi ci siamo emozionati e divertiti nel realizzarlo. Vorrei che chi ascolta esca dal live con la voglia di confidarsi, di fare l’amore, di rimettersi in discussione. Di vivere.
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