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Una riflessione tra libertà, rimpianti e la forza delle parole

Cosa significa davvero essere liberi? E quanto contano, nel bene o nel male, le nostre azioni sulle vite degli altri? A volte una canzone non nasce da una risposta, ma da una domanda. È il caso di “Uragani”, il nuovo singolo di Massimo Stona in uscita il 23 aprile, che parte da un interrogativo potente per aprire un ventaglio di riflessioni profonde e universali.

In questa intervista ci siamo fatti travolgere dai pensieri che hanno dato forma al brano: libertà, responsabilità, sliding doors della vita e il ruolo (ancora possibile) della musica nel caos del presente.


🎤 Hai raccontato che Uragani è nato da una domanda sulla libertà. Dopo aver scritto la canzone, la tua risposta è cambiata rispetto a quel momento in radio?

Ho avuto modo di ragionarci sopra con più calma, perché sembra una domanda facile e scontata ma non è assolutamente così. “Vivere senza paura” era stata la mia risposta d’istinto; è sicuramente anche quello, ma ci sono probabilmente più versioni, tutte soggettive in rapporto alla singola esperienza di ognuno e tutte corrette.
“Libertà” in questo momento sto pensando “in rapporto a cosa o a chi?” E mi chiedo: saremo mai veramente liberi?


2️⃣ Nel brano parli dell’effetto delle nostre azioni sugli altri. C’è un episodio della tua vita che ti ha fatto capire quanto sia forte questo impatto?

Potrei farti mille esempi di come le mie azioni, i comportamenti o i miei silenzi possono aver influito nella vita di qualcun altro, ma questo credo valga per tutti.
Forse parliamo di rimpianti o rimorsi.


3️⃣ Se dovessi descrivere Uragani con un’immagine o una scena cinematografica, quale sarebbe?

L’immagine è stata colta molto bene dalla cover che scoprirete del singolo.
Una scena cinematografica? Penso molto, in effetti, a The Butterfly Effect o Sliding Doors: sono due film che racchiudono molte immagini adatte al testo della canzone.


4️⃣ Il mondo di oggi sembra sempre più caotico, spesso dominato da scelte impulsive e irresponsabili. Credi che la musica possa ancora essere un mezzo per stimolare una maggiore consapevolezza?

Il mondo di oggi è soggetto a colpi di scena e azioni di forza, soprattutto da parte di alcuni potenti irresponsabili; queste persone pensano che sia tutto un gioco e non ragionano sulle conseguenze delle loro azioni, se non per raggiungere il loro scopo, che poi è sempre e solo economico.
In una mia canzone dico: “Mi ascoltasse il cielo, che questa guerra fosse l’ultima e che anche le canzoni servissero a qualcosa…”
Ecco, sono su quell’onda di pensiero. È la speranza che le parole possano essere di stimolo per la gente comune, perché certe cose vanno sempre dette, non bisogna restare mai in silenzio. Comunque vadano le cose.

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