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Ci sono canzoni che non chiudono un disco, ma lo spiegano. Altaluna nasce come ultimo brano dell’album di Massimo Stona, in apparente contrasto con il resto del lavoro, e oggi torna in una nuova veste più nuda e orchestrale, arricchita da un quartetto d’archi che ne amplifica il respiro emotivo.

È una canzone che non cerca risposte definitive, ma indica una direzione possibile: quella dell’accettazione, della resa dolce agli eventi, della consapevolezza che il controllo totale è un’illusione. In Altaluna convivono fragilità e redenzione, memoria e perdono, come se il viaggio iniziato con la prima traccia dell’album trovasse qui la sua naturale conclusione.

Ne abbiamo parlato con Massimo Stona, partendo proprio da questa nuova versione del brano e dal significato profondo che ha assunto nel tempo.


INTERVISTA

Altaluna nasce come chiusura dell’album: cosa cambia, emotivamente, nel riascoltarla oggi in questa versione più nuda e orchestrale?
Il brano è nato così, voce e pianoforte, e ho voluto inserirlo a chiusura dell’album con questo mood, in netto contrasto col resto del lavoro. Ma ho sempre saputo che serviva ancora qualcosa. Gli archi aggiungono emotività drammatica e una sorta di rigorosità al pezzo.

La luna nel brano non dà risposte ma indica una direzione: quanto è importante per te, oggi, accettare di non avere tutto sotto controllo?
Arriva un momento nella vita di tutti, quando raggiungiamo una certa maturità e stabilità, in cui pensare di avere il controllo diventa importante. Ma è sicuramente effimero e temporaneo, per cui non credo potremo mai averlo veramente. Forse non è così importante, e non avere il controllo totale credo possa restituirci una buona dose di umanità.

Il quartetto d’archi ha trasformato il respiro della canzone: cosa ti ha fatto scoprire di Altaluna che non conoscevi prima?
Ho compreso di più il testo e il suo messaggio: quella sensazione di dolce resa agli eventi della vita a cui tanto non possiamo opporci. Le cadute, gli errori fanno tutti parte del nostro percorso e dobbiamo accettarlo.

“Ci faremo bastare i ricordi” parla molto di fragilità e redenzione: senti che Altaluna sia una sorta di perdono finale, verso te stesso o verso il mondo?
Sì, assolutamente. Ho scelto questo brano come singolo finale estratto dal disco proprio perché racchiude e porta a conclusione il concetto dell’album, iniziato con La resistenza, la prima traccia del disco.

Ph: @Samuele Valle_photographer/Effemusic

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