Skip to main content

Ci sono canzoni che nascono da un’emozione personale e altre che prendono forma da una necessità collettiva. “Manifesto”, il nuovo brano di Manutsa ed Ennio, appartiene a questa seconda categoria: una canzone che guarda alla realtà senza filtri e che prova a interrogarsi sul nostro rapporto con l’indifferenza, con il dolore degli altri e con la capacità di restare umani in un tempo che sembra abituarci a tutto.

1) “Manifesto” nasce come un grido contro l’indifferenza: qual è stato il momento in cui avete capito che questa canzone doveva esistere davvero?

Manutsa ed Ennio:
Manifesto non è nata da un singolo episodio, ma da una serie di sensazioni e riflessioni maturate nel tempo. A un certo punto ci siamo resi conto di quanto fosse facile abituarsi a tutto: alle ingiustizie, alla violenza, alle tragedie che scorrono ogni giorno davanti ai nostri occhi senza lasciare traccia. È stato proprio quel senso di assuefazione a farci capire che avevamo bisogno di scrivere questa canzone. Sentivamo l’urgenza di trasformare il disagio e le domande che ci portavamo dentro in musica, per lanciare un invito a non restare spettatori passivi della realtà. In quel momento abbiamo capito che Manifesto non era solo un brano, ma qualcosa che doveva essere detto e condiviso.


2) Nel brano trasformate il dolore della guerra e delle morti in mare in musica: quanto è difficile raccontare temi così forti senza perdere umanità e delicatezza?

Manutsa ed Ennio:
È una sfida molto delicata, perché quando si affrontano temi come la guerra, le migrazioni forzate o le morti in mare il rischio è quello di semplificare, spettacolarizzare o parlare di realtà che appartengono prima di tutto a persone e storie vere. Per questo abbiamo cercato di avvicinarci a questi argomenti con rispetto e ascolto, mettendo al centro l’aspetto umano prima ancora di quello sociale o politico. La musica ci permette di raccontare il dolore senza trasformarlo in un numero o in una notizia, ma restituendogli volti, emozioni e dignità. Non volevamo dare risposte o impartire lezioni, ma creare uno spazio di riflessione ed empatia. Se il brano riesce a far sentire, anche solo per un momento, più vicine realtà che spesso percepiamo come lontane, allora crediamo di aver raggiunto il nostro obiettivo.


3) Dopo The Voice Generations il pubblico ha scoperto anche il vostro lato più sociale e impegnato: sentite una responsabilità particolare oggi attraverso la vostra musica?

Manutsa ed Ennio:
Sicuramente una maggiore visibilità porta con sé anche una maggiore responsabilità. Dopo The Voice Generations abbiamo avuto l’opportunità di raggiungere un pubblico più ampio e questo ci ha spinto a riflettere ancora di più sul valore delle parole che scegliamo di portare nelle nostre canzoni. Non viviamo questa responsabilità come un peso, ma come un’occasione per essere coerenti con ciò che siamo e con i valori che ci rappresentano. Crediamo che la musica debba innanzitutto emozionare, ma possa anche stimolare riflessioni e creare consapevolezza. Per questo cerchiamo di affrontare determinati temi con sincerità e rispetto, senza la pretesa di insegnare qualcosa a qualcuno, ma con il desiderio di contribuire a un dialogo autentico con chi ci ascolta.


4) “Manifesto” invita a scegliere da che parte stare: secondo voi oggi la musica può ancora smuovere coscienze e rompere il silenzio?

Manutsa ed Ennio:
Crediamo di sì. La musica forse non ha il potere di cambiare il mondo da sola, ma continua ad avere la capacità di toccare corde profonde e di arrivare dove spesso non riescono i discorsi o le notizie. In un tempo in cui siamo sommersi da informazioni e immagini che rischiano di renderci spettatori passivi, una canzone può fermarci, emozionarci e spingerci a guardare la realtà con occhi diversi.

Quando parliamo di “scegliere da che parte stare” non intendiamo imporre una verità, ma invitare a non essere indifferenti, a sviluppare uno sguardo critico e a sentirsi parte di ciò che accade intorno a noi. Se una canzone riesce ad accendere una domanda, una riflessione o anche solo un momento di consapevolezza, allora ha già contribuito a rompere il silenzio e a smuovere qualcosa nelle coscienze.