“Guarirò” è il nuovo singolo di Mads, al secolo Mattia Iannelli. Tra quei tempi della vita dentro cui c’è il senso primo della perdita e della rottura, un brano di urgenza ma anche tanto di rispetto della forma dove mantecare ed esorcizzare il dolore… tra chitarre pop e quel punk anni ’90 che i puristi avranno da sottolineare forse in modi severi… un’interpretazione ancora forse acerba ma comunque una canzone che in qualche modo ci racconta di quando la nuova musica italiana sia pregna di una energia attentissima al cliché e alla storia…
Diceva Luigi Tenco che le canzoni nascono dalla sofferenza. Come questa… perché quando si è felici uno esce. Battute a parte… per te è lo stesso?
In parte sì. Credo che la sofferenza ti costringa a fermarti, a guardarti dentro, e quindi a scrivere. Quando sei felice vivi, quando stai male senti il bisogno di capire. “Guarirò” è nata proprio così: da un momento in cui non potevo scappare dal dolore. Però non penso che si debba per forza soffrire per creare qualcosa di vero. Piuttosto, penso che la verità venga fuori più facilmente quando sei fragile, perché abbassi le difese. In questo brano c’è tutta la mia vulnerabilità, ma anche la decisione di non restare fermo lì.
Stare da soli si può e si sta anche molto bene. Come a dire: si ricomincia da se stessi e questo deve bastare?
Assolutamente sì. Per me è stata una scoperta importante. Dopo la fine di una relazione così lunga, e dopo aver affrontato un lutto così grande, mi sono reso conto che avevo sempre cercato fuori qualcosa che dovevo prima trovare dentro. “E guarirò le mie stupide ferite” è proprio questo: un’assunzione di responsabilità. Non sto più aspettando che sia qualcun altro a salvarmi. Si ricomincia da se stessi, anche con paura, anche senza sapere cosa ci aspetta — “dove non so cosa mi attende” — ma con la consapevolezza che il proprio cuore merita rispetto.
Nella scrittura del brano ci sono tantissimi passaggi che richiamano grandi hit del main stream. Che citazioni sono?
Non ci sono citazioni dirette o volute, però sicuramente ci sono influenze. Sono cresciuto ascoltando tanto pop e tanto pop punk, quindi è normale che alcune soluzioni melodiche o certe aperture nel ritornello richiamino quell’immaginario. Mi piace l’idea di un ritornello che resti in testa, quasi da cantare a squarciagola. Se ricorda qualcosa è perché fa parte del mio background musicale, ma tutto nasce in modo spontaneo, senza l’intenzione di omaggiare qualcuno in particolare.
E poi la rabbia: tutto molto incalzante negli arrangiamenti. Sei ancora molto agli anni ’90 o sbaglio?
Non sbagli. Gli anni ’90, soprattutto nel punk e nell’alternative, hanno quell’energia diretta, poco filtrata, che oggi sento mia. Le chitarre spinte, la batteria incalzante… mi servivano per dare voce alla rabbia. Perché in “Guarirò” non c’è solo malinconia, c’è anche una presa di posizione forte: “E sparirò senza pensarci più”. È quasi una dichiarazione di indipendenza. Quel suono mi permette di essere istintivo, di non addolcire troppo quello che provo.
E la sua potenza visiva come mai non ha ancora un video? Ce lo saremmo attesi… o forse è in cantiere?
In realtà in questo momento sto preparando il videoclip per la canzone che ho dedicato a mia madre. È un progetto a cui tengo in modo particolare, perché quel brano ha richiesto quasi un anno di lavoro prima di sentirlo davvero completo. Proprio per questo il video deve avere la stessa cura, la stessa delicatezza e la stessa importanza della canzone. Non voglio fare qualcosa di affrettato: quando racconti un dolore così profondo devi farlo con rispetto, nei tempi giusti. Ogni cosa ha il suo momento, e anche “Guarirò” avrà il suo spazio visivo, ma con la stessa attenzione e verità.
Ascolta “Guarirò” su Spotify
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