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“Attraverso” è uno di quei lavori che non si limitano a raccontare una storia, ma la trasformano. Un disco nato – come racconta l’artista – da un momento di ritrovata felicità, e che proprio per questo trova il coraggio di toccare gli inferi da cui quella luce è emersa. È un progetto intimo, in cui la voce cambia pelle per raccontare dolcezza, paura, ironia, lucidità. Un lavoro vivo, poco levigato, che ha il coraggio delle imperfezioni e la maturità della verità.

In questa intervista, LEI racconta come si costruisce un disco che non vuole solo parlare, ma guarire: un percorso tra fragilità, accettazione, ironia e una ritrovata capacità di guardarsi con occhi nuovi.


INTERVISTA

“Attraverso” nasce da un momento di ritrovata felicità, ma racconta la discesa agli inferi. Com’è stato scrivere un disco sulla rinascita partendo dalla fine del dolore?

Raccontarsi in un disco è semplice e complicato allo stesso tempo. È stato bello guardare indietro con una consapevolezza diversa, vedere che cose grandi erano diventate piccolissime, guardarle con una nuova maturità. Un percorso che ho fatto grazie alla musica e che naturalmente ho portato in musica.
La difficoltà più grande è stata trovare il giusto equilibrio tra il voler parlare di me e parlare del mondo intorno a me, dire tutto senza dire troppo, dire la verità senza tradire la poesia.
Lo volevo vivo, imperfetto, e sincero. L’ho arrangiato diverse volte prima di capire che andava arrangiato pochissimo.

In molte tue canzoni la voce sembra quasi un personaggio a sé, che cambia volto da brano a brano. Ti capita mai di riconoscerti di più in quella voce che canta che non in quella che vive?

Le voci che canto sono sempre la voce che vive, lo sono nella sua complessità. Riportano i pensieri che faccio quando mi contraddico, mi nascondo o mi sopravvaluto. La mia voce è i dubbi e le certezze di una persona normale, che vive.

“Dialogo con Ansia” e “Fragili stupidi e umani” affrontano temi molto intimi con una delicatezza disarmante. Quanto contano per te l’ironia e l’autoanalisi nel dare un senso alla fragilità?

Più che contano, salvano.
La fragilità, oltre ad essere ciò che tira fuori la bellezza dalle persone, esiste e quindi va “semplicemente” accettata. È il processo di accettazione a essere complicato per noi. L’ironia lo rende più sopportabile.
Credo che le cose complicate o si analizzino o si esorcizzino. Io cerco di fare entrambe le cose.

“Attraverso” sembra un album che non vuole solo raccontare, ma anche guarire. Se dovessi descrivere il disco come un gesto, quale sarebbe? Una carezza, un urlo o un respiro?

Sarebbe senza dubbio una presa per mano.