Skip to main content

La storia artistica di Vincenzo Scarpulla è fatta di pause, ripartenze e seconde possibilità. Dopo aver vissuto la musica da ragazzo e averla accantonata per anni tra lavoro e famiglia, oggi è diventata per lui uno spazio autentico in cui raccontarsi. “Figlio mio” rappresenta una nuova tappa di questo percorso: un brano intenso, scritto con lo sguardo di un padre ma anche con la consapevolezza di chi ha imparato a ricominciare. 

“Figlio mio” è una lettera aperta da padre a figlio, un viaggio attraverso il tempo che racconta le varie fasi della vita. Il passaggio dall’infanzia all’età adulta viene scandito attraverso tre tappe: il passato rimanda al ricordo di un bambino tenero e insicuro, il presente racconta di un ragazzo pieno di talento e con un pulsante mondo interiore, e per il futuro c’è l’invito a osare per scrivere la propria storia.

Al centro di tutto c’è una forte idea di fiducia e libertà: il padre non indica la strada da seguire, ma promette di vegliare sempre da lontano. Vincenzo Scarpulla ci rende quindi testimoni del suo amore genitoriale, l’amore di un padre che ha amato suo figlio da bambino, lo stima oggi da ragazzo, e ha profonda fiducia nell’uomo che diventerà.

 

La tua storia dimostra che la musica può aspettare qualcuno anche per molti anni. Cosa hai provato quando hai capito che era arrivato il momento di tornare davvero a scrivere?

È stato come ritrovare una parte di me che avevo messo in pausa. Per anni ho vissuto, ho messo da parte le canzoni per la famiglia, il lavoro, la vita. Poi un giorno ho capito che avevo qualcosa da dire che non poteva più aspettare. Non è stata una scelta razionale, è stato un bisogno.

 

“Figlio mio” nasce da un’esperienza profondamente personale, ma riesce a parlare a chiunque abbia vissuto un rapporto familiare intenso. Hai lavorato pensando anche all’ascoltatore o ti sei lasciato guidare solo dall’istinto?

Mi sono lasciato guidare solo dall’istinto. Ho scritto quella lettera come se mio figlio fosse lì davanti a me. Non ho pensato al pubblico mentre scrivevo. Però so che l’amore padre-figlio, madre-figlia, è universale. Quindi se tocca chi ascolta, vuol dire che quella sincerità è arrivata.

 

Nel tuo percorso c’è una continua alternanza tra vita quotidiana e musica. Quanto hanno influito le esperienze fuori dal mondo artistico sul tuo modo di raccontare le emozioni?

Tantissimo. Io non vivo di musica h24, vivo di vita. Il lavoro, i figli, le perdite, le gioie piccole di tutti i giorni… tutto questo è il mio vocabolario. Se non avessi vissuto fuori dal palco, non avrei niente da raccontare dentro al palco. La vita mi dà le parole, la musica gli dà il suono.

 

Molti artisti parlano d’amore in senso romantico. Tu invece scegli spesso l’amore familiare. È una scelta controcorrente o semplicemente il riflesso più sincero della tua vita?

È solo il riflesso più sincero. Non è una scelta controcorrente, è che a me l’amore che mi ha cambiato di più è quello dei figli. Quello romantico passa, quello familiare resta e ti plasma. Racconto quello che conosco davvero. Anche se nella mia discografia ci sono dei brani dove ho raccontato anche l’amore di coppia. 

 

Hai iniziato a pubblicare musica dopo i cinquant’anni. Pensi che questo renda il tuo approccio più libero rispetto a chi vive la carriera musicale con ansia o competizione?

Sì, decisamente. A 50 anni non devi dimostrare niente a nessuno. Non ho fretta, non ho l’ansia del “devo sfondare”. Ho la libertà di dire solo quello in cui credo. Se piace bene, se no va bene lo stesso. Questa libertà si sente nelle canzoni: sono più vere, meno costruite. Arrivo tardi, ma arrivo con me stesso.

 

Ravenna è diventata la tua casa negli ultimi anni. Questo cambiamento geografico e umano ha influenzato anche la tua scrittura?

Sì, Ravenna mi ha dato riflessione. È una città che respira piano, tra mare, pinete e mosaici. Quel ritmo lento mi ha aiutato a guardare dentro con più calma. Qui ho ritrovato il tempo per ascoltarmi. E quando ti ascolti davvero, le canzoni vengono fuori da sole. Ravenna non è solo casa, è diventata anche ispirazione.