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“Costruisci Valore – Il valore batte i numeri” non nasce come un libro neutro o conciliatorio. È una presa di posizione netta sullo stato attuale dell’industria musicale e, più in generale, del mercato digitale creativo. Luca Red, produttore, autore, discografico e manager musicale, scrive da dentro il sistema, forte di un percorso trentennale che lo ha portato dalla gavetta artistica agli ambienti discografici, passando per festival, talent e gestione strategica di progetti complessi. Il libro osserva un ecosistema che promette accesso a tutti ma prepara pochissimi a durare davvero, un mercato in cui il successo sembra essere ormai ridotto a una sequela di metriche sterili, tra follower, stream e like. Capitolo dopo capitolo, il lettore viene spinto a interrogarsi sul proprio ruolo, sulle proprie scelte e sulla distanza tra visibilità e valore reale.

In occasione dell’uscita del libro, che è disponibile in esclusiva su Amazon dal 6 gennaio, abbiamo fatto una chiacchierata con Luca Red per approfondire il suo punto di vista e comprendere, insieme a lui, quale potrebbe essere la strategia per invertire la rotta:

 

Perché hai sentito l’urgenza di scrivere questo libro proprio adesso?

Perché sentivo che il livello di confusione aveva superato il livello di consapevolezza. Oggi chi inizia a fare musica è bombardato da messaggi sbagliati: successo immediato, numeri come unico obiettivo, scorciatoie continue.

Ho sentito l’urgenza di fermarmi e dire: attenzione, state guardando la direzione sbagliata. Questo libro nasce adesso perché oggi più che mai serviva qualcuno che rimettesse al centro il valore, il lavoro, il tempo. Non come nostalgia del passato, ma come bussola per il futuro.

 

Lavori nel mondo della musica ormai da trent’anni. Dopo tutto questo tempo, cosa è cambiato davvero e cosa invece è rimasto identico?

È cambiato tutto dal punto di vista tecnologico: strumenti, velocità, accesso, distribuzione. Oggi chiunque può pubblicare una canzone in pochi minuti.

Quello che non è cambiato è il cuore del mestiere: le canzoni forti restano forti, le persone riconoscono ancora l’autenticità, dategliela e vedrete che risponde “presente!”. Il talento, fuso con la determinazione senza piano B, emerge sempre, prima o poi. È rimasta identica anche una cosa: senza lavoro, senza visione e senza sacrificio non si costruisce nulla che duri. Questo valeva trent’anni fa e vale ancora oggi in qualsiasi lavoro. Nella musica vendiamo emozioni, quindi è estremamente più complicato riuscirci.

 

Quanto ha influito la tua esperienza diretta con Sanremo, i talent e i contesti nazionali nella visione del libro?

Vivo il sistema dall’interno da anni. Non sono uno spettatore.

Sanremo e i talent non sono né il male assoluto né la soluzione a tutto: sono amplificatori. Possono accelerare un percorso già solido o distruggere un progetto fragile.

Nel libro ho voluto raccontare proprio questo: il problema non è arrivarci, il problema è essere pronti quando ci arrivi. E questo lo capisci solo vivendo certi contesti sulla pelle tua e degli artisti che segui.

 

Il fatto che oggi si dia molto peso a numeri e metriche è innegabile. Qual è stato, secondo te, il momento in cui quello che doveva essere un semplice strumento è diventato un fine? Si può ancora invertire la rotta?

Il punto di rottura è stato quando i numeri hanno iniziato a sostituire il giudizio umano. Quando un like ha iniziato a valere più di un ascolto attento, quando una playlist ha iniziato a contare più di una canzone scritta bene.

Si può invertire la rotta, ma non a parole. Solo tornando a costruire progetti veri, pubblici reali, percorsi coerenti. I numeri devono tornare a essere una conseguenza, non un obiettivo. È più difficile, ma è l’unica strada che porta lontano.

 

Cosa dovrebbe fare oggi un giovane artista per rendere il suo progetto sostenibile nel tempo?

La prima cosa è smettere di avere fretta. La seconda è capire che fare musica non è solo creare canzoni, ma costruire un progetto.

Serve studiare, ascoltare, sbagliare, migliorare. Serve circondarsi di persone più brave, non di chi dice sempre sì. E soprattutto serve avere il coraggio di scegliere: non tutto va pubblicato, non tutto va mostrato subito.

Un progetto sostenibile nasce quando l’artista mette insieme cuore da artista e testa da imprenditore. E se non è in grado di essere un imprenditore deve, con la sua sensibilità, affiancarsi qualcuno capace di farsi ascoltare. Tutto torna quando il progetto è forte e la mia esperienza mi insegna che, quando le discografiche dicono di no, poi ci pensa il pubblico a mettere a posto le cose e a far diventare grandi le canzoni, spesso rifiutate da un sistema pigro che aspetta prima che accada e poi alza il culo e si mette a lavorare. Io non ho mai creduto che un grandissimo successo sia rimasto nel cassetto per sempre: se è così grande e di valore, in qualche modo è destinato a trovare una strada.

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