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Eccolo in radio e negli streaming service “Luci bianche nella nebbia”, il nuovo singolo estratto da “Poesia”, il disco di Giuseppe Fresta… e qui, la voce che presta anima alla scrittura è quella di Ilaria Melis. La scrittura che cerca organze filosofiche ed esistenziali, indagini che sposano nel concreto suoni rock, pochi e sparuti raffinamenti pop e un modo che svela un retrogusto retrò da anni ’80… L’immagine delle luci nella nebbia diventa metafora di quei punti di riferimento interiori che guidano quando tutto sembra confuso. “Poesia” è un disco che significa anche l’approdo di un percorso creativo personale e, oggi, condiviso… molto interessante l’intervista che segue… solo per gli amici del MEI.

La voce di Ilaria Melis per una canzone tua… come si sceglie a chi affidare le proprie liriche?

Un bravo o una brava cantante che sappia interpretare una canzone è sempre una cosa molto importante perché tante canzoni sono celebri non soltanto perché belle di per sé ma anche per la qualità della voce con cui sono cantate ed interpretate. Ogni canzone nasce per essere cantata e soprattutto cantata bene . La voce infatti è lo strumento per eccellenza perché dotata di sensibilità , emotività e possiamo dire anche di un’anima e in quanto tale riesce a fare emergere tutta la dimensione interiore e quindi la intrinseca bellezza presente nella canzone. Per quanto riguarda la scelta della cantante Ilaria Melis come interprete dei miei brani contenuti nell’album “Poesia” essa è stata decisa dall’amico Paolo Paolini il quale mi ha parlato del talento di Ilaria e debbo dire che le parole di Paolo trovano conferma nel fatto che Ilaria ha cantato e interpretato i miei brani dell’album “Poesia” con sorprendente maturità. E io colgo l’occasione ancora una volta di esprimere tutto il mio apprezzamento e la mia stima ad Ilaria.

È come se al suono stai dedicando meno attenzione che al peso delle parole. Che rapporto hai con la musica? 

Forse la lettura dei testi dei miei brani ha suscitato l’impressione che io faccia più attenzione al testo piuttosto che alla musica. In effetti attribuisco molta importanza al testo perché ritengo che esso debba essere valido e sappia trasmettere un messaggio suscettibile di una seria riflessione e che sappia avere anche un forte impatto emotivo. Però voglio precisare che per me prima viene la musica e infatti elaboro un’idea musicale e nella misura in cui la ritengo valida e accettabile passo successivamente alla formulazione di un testo che sia quanto più possibile adeguato alla qualità musicale della canzone e devo confessare che mentre faccio la musica con una naturale disinvoltura la costruzione dell’impianto testuale comporta per me un impegno e una applicazione un po’ più sofferti. Infatti il testo all’inizio viene abbozzato poi rivisto ,corretto finché trova la sua formulazione finale. Quindi l’elaborazione del testo comporta in me un maggiore impegno e sforzo rispetto a quelli avvertiti nella elaborazione musicale. 

C’è molto di quel pop digitale che ritroviamo dentro un Battiato delle classifiche… quei synth che facevano tappeti e richiamavano ad una certa new wave… vero?

Non posso che sentirmi abbastanza compiaciuto del fatto che nelle canzoni dell’album “Poesia” sia stato percepito  il profilo musicale del Pop Digitale , facendo riferimento addirittura a Franco Battiato che è stato e rimane una autentica icona della musica Italiana. Quello che posso dire è che l’arrangiamento dei brani è stato fatto dall’amico Paolo Paolini e se questo tipo di arrangiamento mostra qualche attinenza col Pop Digitale non può che essere per me motivo di grande soddisfazione. So che Franco Battiato è stato l’esponente di punta della New-Wave in Italia perché ha saputo utilizzare in modo eccellente la musica elettronica con ritmiche incalzanti e pervenendo a un Pop-Rock sinfonico e di spessore Internazionale. Giova forse ricordare che la New-Wave ha avuto il suo periodo di maggiore risalto tra la fine degli anni 70 e i primi anni 80 configurandosi come una evoluzione del Punk-Rock di cui conserva le tracce originarie ma declinandole in modo più orecchiabile e melodico. Che le canzoni dell’album “Poesia” siano state percepite in riferimento al contesto musicale della New-Wave per me è motivo di una piacevole sorpresa perché francamente non mi aspettavo questo tipo di riferimento critico.

E che rapporto invece con le parole?

Il mio rapporto con le parole è abbastanza sentito in tutta la sua importanza perché le parole sono la caratteristica dell’essere umano nel senso che noi siamo fondamentalmente soggetti parlanti ed è proprio in virtù della parola che ci distinguiamo da tutti gli altri esseri. Ci sono diverse correnti di pensiero sulla origine della parola: alcuni ritengono che essa abbia un carattere convenzionale cioè essa sarebbe uno strumento costruito convenzionalmente perché gli esseri umani possano comunicare fra di loro. Io sono del parere che la parola sia un prodotto spontaneo e naturale dello spirito umano e precisamente della intuizione. Intuizione e parola coincidono in quanto intuire è essenzialmente esprimere e quindi la parola nasce in virtù dell’intuizione. La parola nel suo carattere originario o intuitivo è fondamentalmente liricità e quindi poesia , successivamente essa viene utilizzata per esprimere pensieri ,riflessioni , considerazioni attraverso le quali gli esseri umani comunicano fra di loro. Tutto questo comporta il fatto che senza la parola non vi può essere espressione di stati d’animo e pensieri: l’assenza o povertà linguistica è sinonimo di assenza e povertà di sentimenti e pensieri. Sulla base di queste considerazioni il testo di una canzone dovrebbe essere costruito con parole che abbiano soprattutto un carattere lirico e poetico e nello stesso tempo comprensibile. Io personalmente rifuggo dai testi con parole ovvie ,scontate e preconfezionate ma anche da testi con parole troppo enigmatiche ,oscure e difficilmente interpretabili su cui tanti autori però oggi insistono. In conclusione ritengo di affermare che la musica ha un linguaggio universalmente comprensibile ed un testo associato alla musica come è quello della canzone debba avere il  carattere di essere avvertito come qualcosa di comprensibile.

Il disco ha un titolo importante per i tempi che viviamo: “Poesia”: Oggi le macchine fanno di tutto e ci stanno allontanando dalla dimensione umana dell’arte… come della poesia… cosa ne pensi? E come la vivi soprattutto?

Il titolo dell’album “Poesia”  si presta facilmente all’interpretazione che sia qualcosa di particolarmente impegnativo in riferimento al contesto storico attuale caratterizzato da un imponente sviluppo tecnologico che ha come caratteristiche consequenziali la dinamicità , la fretta , la produttività , l’efficientismo e il profitto. Tutto questo comporta il rischio del distacco dalla dimensione umana e artistica , ovvero che l’uomo che è artefice o produttore dello sviluppo tecnologico rimanga prigioniero di esso , smarrendo un autentico rapporto con se stesso e con ciò che di essenziale e significativo è presente in lui. Il messaggio principale dell’album è quello di non negare la dimensione scientifica dell’uomo quanto l’invito a recuperare la dimensione poetica che è una delle manifestazioni più elevate dello spirito umano. Laddove per poesia si intende soprattutto una via di accesso alla realtà nelle sue strutture più profonde e essenziali che si collocano al di là delle semplici manifestazioni esteriori. La poesia dunque , invece di allontanarci dalla realtà ci porta al cuore di essa , alle radici profonde delle cose , della vita e della nostra esistenza. Occorre quindi nella realtà di oggi fermarsi , riflettere e guardare il mondo con occhi diversi in modo cioè poetico poiché la poesia non solo ci permette di cogliere meglio la realtà ma anche di sopportarne il carattere crudo e doloroso.