“Break The Cycle” impiega quasi quattro minuti per fare una cosa precisa: evitare di comportarsi come il brano rock che il suo stesso testo mette sotto accusa. I Crossin’ Midnight non lavorano infatti sulla consueta alternanza di strofa e ritornello, ma su una struttura palindromica che porta il pezzo lontano dal punto di partenza per poi ricondurvelo. E se sulle prime ci rimanda a quella famosa “Solitary Man” di Cash, è nel seguito che ritroviamo quelle tinte dark ma sempre morbide a mai arroganti, sempre parche di suoni rotondi e diretti ad un romantico modo acustico. Tutto questo dove il testo lavora apertamente contro l’omologazione: il riferimento all’I-IV-V è particolarmente riuscito perché prende una delle progressioni più familiari della musica popolare e la trasforma nell’“incantesimo” attraverso cui standardizzare la mente. È un’immagine semplice, ma perfettamente coerente con il discorso generale. La produzione, condivisa dalla band con Alfredo Grassi, mantiene ordine anche quando le chitarre diventano più aggressive. È forse proprio qui che emerge la direzione raggiunta dai Crossin’ Midnight: un rock fisico che vuole conservare l’impatto del live senza rinunciare a una costruzione precisa. Dopo “Baba Jaga” e “Red Hair”, “Break The Cycle” aggiunge al percorso verso “Red Leech Road” un pezzo meno immediato e più ragionato. Non abbandona l’energia a cui ci stanno abituando i nostro, ma la mette al servizio di una forma meno prevedibile. Appunto contro l’omologazione…
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