Dal cuore della Basilicata, precisamente dalle colline di Irsina (MT), emerge una nuova voce che profuma di asfalto bagnato e verità: i Cìuz. Formati da Peppe (voce), Domenico (
Il progetto nasce sotto l’egida de La Foresta Urbana, la label di Monza fondata da due pesi massimi della musica indipendente italiana: Luca Urbani (Soerba) e Pietro Foresti. In questa intervista, la band ci racconta la genesi quasi magica del loro incontro con la produzione e la necessità viscerale di scrivere musica ovunque capiti — persino sulla carta di un farmaco — purché resti intatta l’urgenza di raccontare la realtà.
“La mia strada” è il vostro singolo di debutto, uscito da poco. Come è nato questo brano e perché avete sentito che fosse il modo giusto per presentarvi come CIUZ?
«Questo brano è nato guardando il fondo di un bicchiere, con all’interno un’immagine riflessa non mia. Da lì è nata la consapevolezza di seguire l’istinto: la mia strada. Questo brano è stato lo spartiacque tra chi eravamo e chi vogliamo essere. Per questo l’abbiamo scelto come brano di debutto.»
Il singolo è uscito per La Foresta Urbana, etichetta fondata da Luca Urbani e Pietro Foresti. Come siete entrati in contatto con loro e che tipo di incontro è stato, umano e artistico?
«La conoscenza di Pietro Foresti avviene su un treno diretto a Napoli, una città che spesso ha dato senso alle mie parole. Ascoltavo le nostre prime produzioni come Dogana Club e di fronte a me c’era un signore di una certa età che ascoltava il sottofondo della mia musica.
Dopo circa mezz’ora mi chiama e mi dice parole che ancora ricordo: “Dovresti contattare lui, può far emergere la tua musica”, dandomi il suo contatto. Pensavo fosse un pazzo, ma io dai pazzi sono attratto e, come sempre, gli ho creduto. Ed oggi eccoci qui. L’incontro con loro è stato vero e sincero, sia umanamente che artisticamente.»
Lavorare con figure come Luca Urbani e Pietro Foresti significa confrontarsi con una forte esperienza nella musica indipendente italiana. Cosa vi hanno trasmesso durante il lavoro su “La mia strada”?
«Lavorare con loro ci ha fatto sentire sicuri, consapevoli di essere davanti a dei professionisti. Ci siamo sentiti capiti e stimolati sotto ogni punto di vista.»
Nel brano emerge un’idea di percorso, di ricerca di una direzione personale. Quanto c’è della vostra storia e del vostro rapporto come band dentro questo pezzo?
«In “La mia strada” c’è tanto di noi. La voglia di raccontare in tre minuti la realtà che viviamo ha creato un vuoto da riempire, e noi lo stiamo facendo tramite la musica.»
Il vostro suono mescola elementi rock, indie e pop, mantenendo un linguaggio diretto e riconoscibile. Come nasce una vostra canzone: partite dal testo, dalla musica o da un confronto collettivo?
«Le canzoni nascono da sole; può sembrare strano e forse lo è. Sembrano stare lì, in un posto che francamente non conosco, e aspettano solo di essere trascritte.
Prendo una penna e un qualsiasi foglio — un fazzoletto, la scatola di un farmaco o della carta igienica — e imbracciando la chitarra scrivo e creo la melodia. Poi invio tutto ai miei ragazzi e loro compongono il resto. Ognuno di noi è indispensabile per la creazione.»
Dopo questo primo passo ufficiale, come immaginate il futuro dei CIUZ? State già lavorando a nuovi brani o a un progetto più ampio che possa dare continuità a questo debutto?
«Il futuro dei Cìuz può sembrare banale, ma è il presente, è oggi. Certo, stiamo già lavorando su altri brani con ancora più intensità. Il dado è tratto e Cesare è nel Rubicone con la nostra musica.»


