Cinema e clubbing non come semplici etichette estetiche, ma come vera e propria architettura del pensiero. Con il progetto Cinema Clubb e il brano True Eye, SOL abbatte le barriere dei generi, delle lingue e delle aspettative di mercato per rimettere al centro l’urgenza dell’espressione. Un’intervista intima e viscerale sulla necessità di togliere i confini, accettare le proprie ombre e, finalmente, “dare gas” senza paura delle conseguenze.
In True Eye metti in discussione il potere dello sguardo nel definire chi siamo. Pensi che oggi la sfida più grande sia imparare a guardarci con i nostri occhi, invece che con quelli degli altri?
Penso che sia una sfida di tutti i tempi. Il problema non è il giudizio però, perché esiste anche quello e può essere una bussola. Il problema è il giudizio sommario o adeguarsi a tutti i costi per compiacere gli altri. Voglio avere un occhio più libero che autentico, con la disponibilità ad accettare ombre e storture e a cambiare, a trasformarsi. La verità è parziale, soprattutto quando si parla di persone e molto spesso è solo un’opinione.
Cinema Clubb sembra vivere in una continua trasformazione: cambiano la voce, la lingua, il genere musicale, ma la poetica resta la stessa. Quanto è stato liberatorio costruire un progetto che non si sente obbligato a rimanere sempre uguale?
Mi sono sentita in diritto di togliere molti confini, perché come mi disse una volta una cara persona: “Daniela, la gavetta è finita”. È stato questo messaggio a essere liberatorio prima di ogni mia azione. Cambiare questa mentalità è stato liberatorio per me, perché ho capito che avevo già fatto tanti chilometri. Oggi mi sento fortemente in diritto di esprimermi e mostrarmi. Mi sento una persona che ha lavorato sodo senza abbandonare mai il campo da gioco. A partire da questa epifania ho capito che dovevo togliere i confini e quella orrenda sensazione che ti fa pensare “non si fa così” o “non si può fare” o “non si può più”. Algoritmi, followers, genere, età, lingua ..non possono essere il metro di misura. E se lo sono per gli altri, va bene, ma non lo sono per me. Anche perchè questa è la mia vita ed e l’unica vita che ho, fino a prova contraria.
Qui mi metto al servizio della canzone, come un regista che non fa sempre lo stesso film, non sceglie sempre la stessa location etc etc..ogni canzone è un microfilm. Uso me stessa per dirigerlo e interpretarlo.
Hai definito True Eye come la colonna sonora di un film abitato da persone impossibili da racchiudere in una sola definizione. Se dovessi descrivere il “film” di Cinema Clubb in una scena simbolo, quale sarebbe e perché?
Cinema Clubb non dovrebbe essere un film ma una filmografia… potrei dirti quale sarebbe la scena rappresentativa di “True Eye”: Sarebbe una stanza dove ognuno balla liberamente senza coreografie imposte. Persone diverse tra di loro, passi diversi, in abiti e stili diversi. Perché le persone sono complesse. Ci sono parti di noi che nemmeno conosciamo. Non mi piace l idea che qualsiasi essere umano possa essere confinato in una definizione. Anche perchè questa canzone è un invito alla trasformazione e a vivere secondo ciò che ha veramente senso per noi.
La tua carriera attraversa mondi molto diversi – songwriting, DJ set, performance e cinema – ma in Cinema Clubb tutto sembra finalmente convergere. È questo il progetto che senti rappresentare più fedelmente la tua identità artistica oggi?
Ti direi che in generale non mi sono mai disunita. Tendo a connettere tutte le mie impressioni e a farle convergere e convivere in qualche desiderio. Questa volta ho solo spostato il riflettore e me lo sono puntato addosso.
La mia testa ha sempre funzionato così.
Cinema Clubb è un’idea che unisce immaginario cinematografico e club beat. E non perché sono le mie piu grandi passioni. Cinema Clubb non è un’estetica ma un modo di pensare
Intendo dire che cinema e clubbing, non sono solo riferimenti estetici, che son tanti e disseminati in canzoni, reel o voiceover, che ho realizzato per accompagnarmi, ma qui è l’architettura su cui sta in piedi tutto. È esattamente come ragiono.
Ho scritto molti format e ne ho condivisi altrettanti. Ho sempre avuto la tendenza a mettere in circolo le idee molto presto, tanto che a volte mi è capitato di ritrovarne alcune disperse nei progetti di persone a me vicine.
Per una volta ho sentito il bisogno di fare l’artigiano senza aspettare i mezzi giusti, le opportunità giuste, i contratti giusti…
Ecco perché mi rimane addosso una sorta di incompiutezza..ma va bene così.
Ti scopro le carte:
Baudelaire, ad esempio, per me era un cavallo selvaggio più che un poeta.
In mezzo a tutto il disordine emotivo c’era una parte di me che trascinava tutte le altre.. quella più selvatica o “furest”, come si dice dalle mie parti. Infatti la prima idea era stata di girare parte del video in una tenuta in Toscana con i cavalli ..molto bella.
Nel video manca questa parte.
Ho fatto un sopralluogo e ho capito che non potevo realizzare quello che avevo in mente, non avevo abbastanza mezzi e quindi ho usato quello che avevo.
La mia idea originaria era fare un piccolo film per ogni canzone..dovevano nascere insieme o collaborare tra loro. Volevo proiettare il primo video in un cinema.
Dico questo per spiegare come non sempre sia facile realizzare delle idee che potrebbero essere più “grandiose”, passami il termine, e prima di vedermele passare davanti, ho fatto come si fa quando stai in un’auto ferma e calda e stai aspettando chissà cosa per mettere il piede sull’acceleratore. Come si suol dire ..ho dato gas, vada come vada.
La macchina si rompe, finisce la benzina, perdo il controllo dell’auto, si fonde il motore, ho accelerato troppo e vado giù dal burrone.
Non mi interessa.


