Con il nuovo singolo “Nel Fiume dell’Oblio”, gli Alma Acoustic trasformano il mito del Lete in una riflessione potente e attuale sul nostro rapporto con la memoria, la tecnologia e la capacità di scegliere consapevolmente cosa conservare e cosa lasciare andare. In un’epoca dominata da notifiche, scroll infiniti e sovraccarico di informazioni, la band invita a fermarsi e a interrogarsi sul valore del ricordo e sul fascino seducente dell’oblio.
Li abbiamo intervistati per approfondire i temi che attraversano il brano.
Nel “Fiume dell’Oblio” la memoria diventa una forma di resistenza. Qual è la cosa che oggi rischiamo di dimenticare più facilmente come società?
Non rischiamo di dimenticare i fatti, quelli sono tutti su internet e basta cercarli. Il problema è che nessuno lo fa, perché siamo tempestati da input continui che alimentano la dopamina e ci spingono a volerne sempre di più. In realtà ciò che rischiamo di dimenticare è come ci si sentiva.
La noia, per esempio. Nessuno si annoia più da anni e nessuno se ne accorge. Eppure è proprio nella noia che nascevano le idee, che il pensiero iniziava a lavorare. Ricordo quando da bambino dicevo a mia madre: “Non so cosa fare, mi annoio”. Ed era proprio lì che partiva la fantasia.
Abbiamo abolito i tempi morti e con loro abbiamo abolito il tempo vivo. La cosa più pericolosa che stiamo dimenticando è che si può stare fermi. Come raccontiamo anche nel nostro brano “Vita”, uscito a gennaio: non rispondere è una risposta. Un attimo vuoto non è un attimo perso.
Avete scelto il mito del Lete per raccontare un problema molto contemporaneo. Cosa vi affascina del dialogo tra simboli antichi e realtà digitale?
Ci affascina il fatto che passino migliaia di anni e, in fondo, non ci siamo inventati niente. Pensiamo che il digitale ci abbia resi una specie evoluta, ma ha semplicemente trasferito dentro uno schermo luminoso problemi antichissimi: le stesse paure, le stesse tentazioni, gli stessi modi di ingannarci.
Il simbolo antico, però, riesce a fare qualcosa che la cronaca non sa fare: ti toglie l’alibi della novità. Non puoi più dire che è colpa dei tempi, perché i tempi non c’entrano. Sei sempre stato tu.
Ed è proprio lì che una canzone può fare qualcosa di importante: non spiegarti il presente, ma toglierti la scusa di giustificarlo dicendo che sono semplicemente “i tempi che corrono”.
Nel brano il “Dio dell’oblio” è una figura seducente più che minacciosa. Pensate che oggi le forme di controllo più efficaci siano proprio quelle che si presentano come intrattenimento?
Assolutamente sì.
Nessuno costruirebbe mai una prigione dove la gente entra controvoglia. Sarebbe costosa e qualcuno protesterebbe. È molto più efficiente costruirne una dove entri da solo e magari ringrazi pure. A volte addirittura paghi per entrarci.
L’oblio non viene imposto: viene offerto. Come un rimedio, un sollievo, un momento di riposo dopo una giornata pesante. Nessuno ci obbliga a scrollare. Lo vogliamo. Lo cerchiamo. Lo chiamiamo pausa, svago, “stacco la testa”.
Ed è qui il punto fondamentale: il controllo che fa paura genera ribellione, il controllo che consola genera dipendenza. E un dipendente non protesta, fa la fila per il prossimo bicchiere d’acqua del Lete.
Per questo il nostro invito è semplice: ogni tanto posiamo lo smartphone e prendiamo in mano un libro.
Se il Fiume dell’Oblio ci invita a dimenticare tutto, qual è invece il ricordo, il valore o la consapevolezza che non dovremmo mai lasciare andare?
Questa è probabilmente la domanda più importante e vi ringraziamo per averla fatta.
La nostra risposta è: niente.
Non esiste un ricordo sacro da salvare a tutti i costi e credere il contrario può diventare una trappola. Anche la memoria, infatti, può trasformarsi in una prigione. C’è chi vive ancorato a un passato che non esiste più, a una nostalgia che lo immobilizza, e anche quello è un modo di smettere di vivere.
Il punto non è schierarsi tra “ricordare tutto” e “dimenticare tutto”. Il punto è scegliere. Decidere consapevolmente cosa tenere e cosa lasciare andare, invece di lasciare che siano un algoritmo o un qualsiasi potere a farlo al posto nostro.
Con “Nel Fiume dell’Oblio”, gli Alma Acoustic non offrono risposte definitive, ma una domanda necessaria: siamo ancora noi a scegliere cosa ricordare? In un mondo che ci invita continuamente a distrarci, la vera forma di libertà potrebbe essere proprio questa.


