C’è una qualità quasi terapeutica in Oleandri. Alberto Conti ha scritto un disco che funge da guida per chi si sente smarrito nel labirinto delle relazioni moderne. La title track è un punto di svolta per chiunque abbia mai vissuto un amore che faceva più male che bene. È un invito a riconoscere il veleno prima che sia troppo tardi, a non farsi ingannare dalla bellezza esteriore delle promesse.
L’album è permeato da un senso di “dolcezza amara”. Anche quando parla di paura in Cuore Dentro, Conti lo fa con una voce che rassicura. Ci dice che è normale sentirsi piccoli, che è normale avere il cuore che batte troppo forte prima di un addio. In un mondo che ci chiede di essere sempre performanti e felici, Conti rivendica il diritto alla malinconia.
Mantra e Bazar sono i due lati di una medaglia: da una parte l’aspirazione a una connessione profonda, dall’altra la consapevolezza che spesso ci innamoriamo di ombre. Ascoltare questo disco è un atto di auto-cura. Ci insegna che le cicatrici sono parte del disegno e che, anche se siamo degli “Acrobati” instabili, la caduta non è la fine del viaggio. Un esordio che è una lezione di coraggio e di onestà intellettuale.
Alberto, il tuo percorso artistico sembra muoversi tra introspezione e pop d’autore. Ci racconti com’è nato il tuo amore per la musica e quando hai capito che scrivere canzoni sarebbe diventato il tuo modo di interpretare il mondo?
Il mio amore per la musica nasce molto presto, ho avuto la fortuna che i miei genitori me ne hanno fatta sempre ascoltare tanta e tutt’ora la studio ancora. Era da qualche anno che sentivo la necessità di scrivere qualcosa di mio e ho avuto la fortuna di incontrare il produttore Alex Bagnoli che ha reso tutto ciò possibile.
“Oleandri” segna il tuo debutto ufficiale sulla lunga distanza. Qual è stato, finora, il momento più gratificante di questo percorso che ti ha portato alla pubblicazione del disco?
Uno dei momenti più belli che ho vissuto in questi ultimi mesi è stata la prima volta che ho visto i miei brani online. Sembra una sciocchezza ma la prima volta che ho i brani con la copertina dell’album mi sono emozionato.
Ci puoi raccontare l’idea dietro “Oleandri” e come si è sviluppata? Come sei riuscito a tradurre in musica questo “paesaggio interiore sospeso” di cui parli nei tuoi testi?
Oleandri nasce dalla volontà di raccontare uno stato d’animo particolare, fatto di attese e di decisioni sofferte. Una volta che ci è venuta l’ispirazione è stato molto naturale scrivere questo brano.
Nel disco esplori fragilità, distanze e amori irrisolti: i brani sono legati da un unico filo conduttore, quasi fossero capitoli di una manutenzione dei cuori spezzati?
Il disco, in generale, parla di una relazione d’amore e i vari brani corrispondono alle fasi che una storia d’amore più vivere. Oleandri è il brano più significativo dell’album poichè rappresenta il momento di rottura di questa relazione.
La copertina di un album è la sua prima soglia: vuoi spiegare ai nostri lettori com’è nata l’idea della cover e come si sposa con il dualismo di bellezza e “veleno” che il titolo suggerisce?
Volevamo che questa copertina rappresentasse anch’essa il significato dell’album, abbiamo scelto questa foto poichè, come l’album, ci dava un senso si sospensione, di attesa.
Dalle tue canzoni emerge un forte realismo emotivo: quanto è fondamentale per te la nudità dei sentimenti nel rapporto con il tuo pubblico?
Sono una persona molto emotiva, grazie alla musica riesco ad esprimere i miei sentimenti nella maniera più sincera possibile. Sicuramente in questo album ci sono 2 brani che sono particolarmente espressivi (Acrobati e Frammento) e sono molto significativi per me.
Il 23 gennaio il brano “Oleandri” arriva in radio: quali sono i tuoi prossimi impegni e dove potremo ascoltare il disco dal vivo?
In queste settimane mi sto concentrando a curare il live, non vedo l’ora di poter suonare i miei brani dal vivo, sarà sicuramente molto emozionante. Il calendario è in fase di definizione e non vedo l’ora di salire sul palco.


