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Parlare di Ælettra significa inevitabilmente parlare di Giuliano Golfieri, ma anche interrogarsi sul rapporto sempre più complesso tra creatività umana e intelligenza artificiale. Dietro l’avatar della musicista AI non c’è un algoritmo che opera in autonomia, bensì una visione autoriale precisa, costruita nel tempo da una figura che attraversa mondi diversi: dalla musica alternativa alla scrittura narrativa, fino alla collaborazione in ambito tecnologico.

Il nuovo singolo Let Me Fall si inserisce in questo percorso come un tassello che amplia ulteriormente il raggio d’azione del progetto. La scelta di riscrivere in inglese Lasciami Cadere, brano già fortemente connotato sul piano emotivo, non risponde a una logica di mera esportazione, ma a un’esigenza espressiva. Cambiare lingua significa cambiare ritmo, suono, prospettiva. È un’operazione che mette alla prova la tenuta del testo e, al tempo stesso, ne rivela nuovi livelli di lettura.

Il cuore del brano resta il racconto di un dolore profondo, legato all’esperienza della perdita di un genitore. Un tema affrontato senza enfasi, attraverso una scrittura che procede per sottrazione e immagini, e che trova nel momento del “lasciar cadere” una possibile forma di liberazione. Anche il videoclip segue questa linea, traducendo il vissuto emotivo in una narrazione visiva costruita con strumenti di intelligenza artificiale, ma guidata da un controllo autoriale rigoroso.

Golfieri definisce l’AI come un’estensione del processo creativo, non come un suo surrogato. In Let Me Fall questa idea si concretizza in un dialogo continuo tra scrittura umana, direzione artistica e generazione algoritmica. Ogni scelta, dal suono alle immagini, è il risultato di un’interazione che mantiene centrale la responsabilità dell’autore.

L’intervista che segue esplora il senso di questa collaborazione uomo-macchina, il rapporto tra biografia e progetto artistico, e le prospettive future di Ælettra. Un confronto che va oltre il singolo brano, per interrogarsi sul significato stesso di fare musica in un’epoca di trasformazioni tecnologiche profonde.

Il videoclip di Let Me Fall si inserisce nel solco narrativo già tracciato da Lasciami Cadere: quali elementi visivi hai scelto di mantenere e quali di trasformare?

Il video è stato concepito da subito come un cortometraggio, una traduzione visiva di uno stato mentale piuttosto che una storia lineare. Dato che il brano è un adattamento fedele, ho mantenuto lo stesso nucleo narrativo: la discesa nell’ansia, il dolore e infine l’accettazione.

Ho preservato la coerenza visiva per non spezzare l’identità del progetto: il video funge da ponte tra le due lingue, garantendo che lo spettatore riconosca lo stesso “viaggio” emotivo indipendentemente dalla versione che sta ascoltando.

La perdita di un genitore è il cuore del racconto visivo: come hai lavorato per evitare un approccio didascalico?

Ho puntato sull’evocazione più che sulla cronaca, scegliendo di raccontare “come ci si sente” e non solo “cosa è successo”. Il video si apre con una sequenza onirica, un deserto composto da specchi scuri che immobilizza la protagonista di fronte alle sue paure e che rappresenta un luogo interiore.

Una scena chiave è quella in cui Ælettra piange su una panchina: un’immagine semplice che però condensa l’ansia e lo sforzo fisico di non crollare in pubblico, di “trattenere il respiro”. È un dettaglio che non spiega nulla ma suggerisce tutto, trasformando una storia personale in un vissuto in cui chiunque può riconoscersi.

Nano Banana Pro e Kling 2.6 sono strumenti centrali del progetto: che tipo di libertà, ma anche di vincoli, hanno introdotto?

La libertà principale sta nel poter visualizzare concetti astratti senza i limiti produttivi tradizionali. Il vero vincolo, però, è la coerenza. L’AI tende naturalmente a variare e a “inventare” troppo se non viene guidata con polso fermo.

L’intelligenza artificiale non semplifica il lavoro, lo sposta: richiede una direzione artistica umana costante per allineare ogni frame alla narrazione desiderata, evitando che la tecnologia prenda il sopravvento sul messaggio.

Quanto è stato determinante il workflow strutturato per garantire coerenza narrativa e simbolica?

È stato vitale. Senza un workflow rigido, avrei ottenuto solo una serie di belle immagini scollegate. Ho dovuto curare ogni dettaglio: soggetto, colori e simboli ricorrenti.

La mia esperienza negli effetti speciali tra fine anni ’90 e i 2000 mi ha insegnato una lezione che vale ancora oggi: gli strumenti possono diventare infinitamente più potenti ed economici, ma i principi di base: rigore, progettazione e coerenza, restano insostituibili.

Vedi il videoclip come un’estensione del brano o come un’opera autonoma all’interno del progetto Ælettra?

Lo vedo come un’estensione necessaria. Nel progetto Ælettra musica, parole e immagini sono parte di un unico linguaggio espressivo. Il video non serve a “spiegare” il brano, ma ad amplificarne l’impatto emotivo, lavorando per suggestione.

Completa l’esperienza sensoriale di Let Me Fall senza sostituirsi all’ascolto, offrendo un ulteriore livello di immersione nell’atmosfera del pezzo.