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Con “NERVOUS (Rise Up)”, AaLE trasforma pressione, dubbi e momenti di difficoltà in un invito a reagire. Un brano nato da un periodo lungo e complesso, attraversato da ostacoli e battaglie personali, ma soprattutto dalla necessità di ricordarsi che, anche quando sembra di essere arrivati al limite, si può ancora trovare la forza per rialzarsi.

Al centro del pezzo c’è una frase semplice e potente — “Rise up, rise up, I’m alive” — che diventa un vero e proprio mantra. Un messaggio che non riguarda soltanto i momenti in cui tutto sembra andare storto, ma anche la capacità di affrontare gli obiettivi che ci poniamo e trovare la grinta necessaria per raggiungerli.

Abbiamo parlato con AaLE della genesi di “NERVOUS”, del rapporto tra musica e parole e della sua doppia dimensione artistica, tra il progetto solista e Commercialista PoP.

“NERVOUS” parte dalla pressione, dai dubbi e dalla sensazione di essere arrivati al limite. Qual è stato il momento reale che ti ha fatto pensare: “adesso devo rialzarmi”?

Più che un momento è stato un periodo, dal 2018 fino a dopo il Covid. Me ne succedevano di continuo, una dopo l’altra.

In realtà, ognuno di noi fa delle battaglie. Io ho scritto questa canzone perché a volte ci si deve dire: CAZZO, CE LA POSSO FARE!

E non solo quando le cose vanno male, ma anche quando ci si pone degli obiettivi. A volte abbiamo bisogno di ricordarcelo, di darci quella spinta in più per affrontare quello che abbiamo davanti.

“Rise up, rise up, I’m alive” è una frase molto semplice, ma anche molto fisica. Quando hai capito che doveva essere il cuore della canzone?

Avete presente quando si sta correndo e non se ne ha più?

Vai avanti solo con la testa, motivandoti. È proprio quella sensazione.

Questo ritornello motiva molto me e spero possa motivare anche chi lo ascolta. Vorrei che diventasse una sorta di mantra per trovare la grinta giusta nelle situazioni sfidanti.

Quando il corpo dice che non ce la fa più, qualche volta è la testa a dover prendere il comando e dirti di andare avanti.

Con AaLE cerchi il “killer riff”, mentre con Commercialista PoP usi la musica per raccontare la realtà con ironia e provocazione. Quanto è difficile convivere con due identità artistiche così diverse?

Zero difficoltà!

Sono chitarrista e le mie band preferite sono tutte straniere. Negli anni in cui ho iniziato a suonare, i testi li trovavi forse nelle cassette e nei CD originali. Quindi tante volte non sapevi nemmeno i testi, ma quello che passava era il sound.

E io ancora oggi scrivo partendo dalla musica.

In Italia, invece, non siamo mai stati dei fenomeni con il sound — eccetto qualche caso — però ci sono stati dei fenomeni con i testi. Perché effettivamente c’è la possibilità di esprimere dei concetti, dal trash all’aulico, dalle bitch/beach, alle paure delle ipocondrie.

Sono semplicemente due modi diversi di esprimermi. Non li vivo come due identità in conflitto, ma come due possibilità differenti di fare musica.

Se “NERVOUS (Rise Up)” fosse una risposta a qualcuno o a qualcosa che ha cercato di fermarti, a chi o a cosa la staresti cantando?

Lo è.

E il testo è semplice, immediato e comprensibile, esattamente perché queste persone non capirebbero se fosse più complesso.

Forse è proprio questo il punto: non servono sempre grandi discorsi. A volte basta dirlo nel modo più diretto possibile.

Rise up. I’m alive.