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Milano non dorme mai, ma a volte cammina stanca, con lo sguardo basso e le luci al neon che tremano sulle pozzanghere. È in questa città reale, lontana dalle vetrine luccicanti e dagli skyline da cartolina, che i BOBAN fanno nascere Volatile, il nuovo disco in uscita il 14 gennaio. Sette brani viscerali e scuri, ma attraversati da improvvisi bagliori caldi, come tramonti che resistono tra i palazzi.

Volatile è un punto di svolta. Per la prima volta nel loro percorso entrano synth ed elettronica, beat costruiti artigianalmente manipolando vinili e vecchie drum machine, sax e flauto traverso che si insinuano tra chitarre oblique. Il risultato è una miscela magnetica dove psichedelia, post-punk d’annata e neo-folk urbano convivono senza mai perdere identità. Un suono sporco e raffinato insieme, vivo, umano, imperfetto.

I testi nascono camminando per Milano, tra piccioni e marciapiedi consumati. Raccontano nevrosi metropolitane, disillusione politica, solitudini digitali, ma anche un’ironia surreale che rimanda al miglior cantautorato milanese. La città resta protagonista silenziosa: non quella gentrificata e da turismo veloce, ma quella popolare che resiste sotto la superficie lucida.

Il viaggio si apre con “Sotto un cielo topazio”, una passeggiata crepuscolare tra sogni e crepe del reale. “Houdini” parla di maschere e sparizioni, chiudendosi in una coda psichedelica ipnotica. “Electroboban” è la deflagrazione elettronica del disco, tra citazioni colte e critica all’informazione-spettacolo. “Loop 45” trasforma l’ansia urbana in una corsa post-punk che esplode in stratificazioni sonore. “Botox” sorprende con leggerezza e coscienza ambientalista. “Il tizio col pappagallo” omaggia lo spirito di Jannacci per colpire l’arroganza dei tuttologi da social, con ironia politica affilata. “Komorebi” chiude con una dichiarazione di fragilità come forza, una carezza dopo il rumore.

Registrato allo studio M24 con Luca Ciffo e masterizzato da Catchy Grizzly, Volatile è un disco che non cerca la perfezione, ma la verità. E la trova in un equilibrio raro tra poesia urbana e sperimentazione sonora.

I BOBAN non fotografano Milano: la fanno vibrare. E in questo volo basso e irregolare, come quello dei piccioni cittadini, ci mostrano una direzione nuova per il rock d’autore italiano.

Un disco da ascoltare camminando. Preferibilmente al tramonto.

 

ASCOLTA SU SPOTIFY: https://open.spotify.com/intl-it/album/3SbjbPqmlAWCGNLeLQ2aJa 

 

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