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Urlo è il nuovo singolo degli Osaka Flu, in uscita venerdì 16 gennaio, e non è semplicemente una canzone: è una soglia da attraversare. Un’esperienza sonora che nasce da una notte di novembre estrema, fredda e allucinata, e che si trasforma in un rito collettivo dove la musica diventa istinto, trance, liberazione.

Durante una fase intensa di scrittura del nuovo disco, la band si ritrova nel cuore del Casentino, immersa in una notte gelida e alterata. Da lì nasce una fuga improvvisa nella vallata, un bisogno irrefrenabile di cantare e urlare di fronte al vuoto. Urlo è la traduzione sonora di quell’istante: un’esplosione onomatopeica che richiama il bosco, l’ululato del lupo, la libertà come atto primordiale.

Il testo si muove come un flusso di coscienza frammentato, un collage di immagini e suoni che attingono alla memoria collettiva e individuale. Dai guantoni di Patrizio Oliva all’ombra delle Brigate Rosse, dalla Mano de Dios alla falce che taglia il tempo, le parole non spiegano: evocano. L’urlo diventa estasi, un atto mistico che sospende il significato razionale per trasformarsi in consapevolezza fisica.

Musicalmente, Urlo è un assalto frontale. La batteria corre senza tregua, martellante, ispirata all’urgenza contemporanea degli IDLES, mentre le chitarre costruiscono muri di suono saturo e dissonante. I feedback mordono, il caos è organizzato, la tensione resta sempre alta. Le influenze sono chiare ma mai derivative: la rabbia viscerale degli Stooges, la lucidità nervosa dei Fugazi, filtrate attraverso un’attitudine profondamente personale.

La voce è il vero manifesto del brano: oscillante, instabile, capace di passare da un parlato ipnotico e alienante a un urlo che spezza ogni indugio. Non è solo interpretazione, ma presenza fisica, resistenza, necessità.

Con Urlo, gli Osaka Flu confermano la loro natura indipendente e radicale. Una band che non cerca compromessi, che trasforma l’esperienza in suono e il caos in linguaggio. Un singolo che anticipa il nuovo album Lasciateci divertire, in uscita nel 2026, e che ribadisce una cosa sola: a volte, per ritrovarsi, bisogna prima urlare.

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