Con SOLLIEVO (anche fallire è un’arte) NANA X firma una presa di posizione che non ha bisogno di alzare il volume per farsi sentire. È una canzone che parla di identità, di fallimento come spazio umano, di una voce che smette di adattarsi e decide di restare. In questo nuovo capitolo del suo percorso, la fragilità non è più solo una ferita da curare, ma una scelta consapevole da abitare.
Intervista
In SOLLIEVO parli di una voce che smette di chiedere permesso: ricordi il momento preciso in cui, anche fuori dalla musica, hai capito che restare era più importante che adattarti?
A un certo punto ho capito che, per essere felice, avevo bisogno di sentirmi davvero me stessa. Non è semplice e non ci riesco sempre, ma è una scelta che continuo a fare, ogni giorno, con sempre più consapevolezza.
“Anche fallire è un’arte” è una frase potentissima: cosa significa per te oggi fallire, e in che modo questa idea ha cambiato il tuo modo di scrivere e stare sul palco?
Per me “fallire”, adesso, significa semplicemente “essere umana”. Questo mi porta ad essere sempre me stessa, sia durante la scrittura che durante un’esibizione sul palco, con tutto ciò che mi caratterizza, con tutti i miei “fallimenti”.
La rabbia nel brano non esplode, si concentra: è una scelta istintiva o una forma di autodisciplina emotiva maturata nel tempo?
Sicuramente una scelta istintiva. Mentre scrivevo SOLLIEVO, lo facevo senza maschere, e perdendo ogni tanto il controllo; completamente agli antipodi con una sorta di autodisciplina.
Dopo NATURA il racconto sembra spostarsi dalla ferita alla scelta: senti SOLLIEVO come una chiusura di un capitolo o come l’inizio di una fase ancora più esposta del tuo progetto?
Essendo tutto agli inizi, sicuramente arriveranno fasi più esposte, senza forzature e con naturalezza. Ho smesso di pormi vincoli e ho iniziato sempre di più ad espormi su ciò che penso, su ciò che voglio e su ciò che sono.


