Il Governo intervenga per “tutelare il pieno esercizio del diritto d’autore, in particolare per le case discografiche indipendenti o di piccole-medie dimensioni e per gli artisti” e promuova iniziative “a tutela del settore discografico italiano, in particolare per gli autori più fragili, alla luce delle nuove modalità digitali di distribuzione dei prodotti musicali”. Lo chiede il deputato Ettore Rosato in un’interrogazione indirizzata al presidente del Consiglio e al ministro della Cultura. “La piattaforma di streaming Spotify – spiega – ha annunciato che, a partire dal mese di gennaio 2024, non pagherà più alcuna royalties ai brani che non raggiungeranno la soglia di mille ascolti all’anno, trattenendo per sé, quindi, gli incassi ottenuti attraverso la loro distribuzione; questa decisione lede gravemente il diritto d’autore in particolare delle piccole realtà musicali che ottenevano dall’ascolto sulle piattaforme online risorse che, seppur modeste, risultavano essere vitali per il loro sostentamento. Si sottolinea, peraltro, che per stessa ammissione della piattaforma, la maggior parte dei brani presenti online ha una diffusione streaming annua al di sotto della soglia fissata, la quale risulta quindi essere sproporzionata e rappresenta una formula di guadagno ingiustificata da parte della multinazionale a scapito degli artisti e del valore del loro lavoro”.
Prosegue Rosato: “In contemporanea con la decisione assunta da Spotify, anche Believe, azienda leader nella distribuzione digitale, ha inviato una comunicazione identica a migliaia di piccole realtà musicali, minacciando la cancellazione delle loro discografie a causa di presunti ascolti artificiali; anche questa azione del tutto arbitraria rischia di mettere a repentaglio la sopravvivenza di molte etichette indipendenti, che si trovano ora di fronte a una scadenza di pochi giorni per risolvere la situazione prima della cancellazione completa delle loro registrazioni e video musicali dalle piattaforme. Entrambe le azioni promosse in queste settimane dalle due piattaforme minacciano, quindi, un settore che vive anche grazie all’ingegno di piccoli artisti, case discografiche di ridotte dimensioni, che non meritano un trattamento così discriminatorio in merito alla retribuzione del loro lavoro. Tra questi si segnalano le tante etichette indipendenti e i piccoli autori italiani che verranno colpiti profondamente da queste nuove regole contrattuali, imposte senza alcuna trattativa con le organizzazioni che li rappresentano”.
Fonte: www.agcult.it