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L’organismo che tutela gli interpreti ed esecutori della musica italiana ha notificato un atto di citazione nei confronti di Spotify, contestando la mancata remunerazione degli artisti per lo sfruttamento delle loro performance sulla piattaforma. musicbiz.rockol.it+2AgenziaCult+2
In parallelo, Giordano Sangiorgi, patron del MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti, invita le etichette e gli artisti indipendenti a riflettere su una strategia alternativa: “La programmazione a tavolino delle stesse canzoni rischia di togliere spazio ai nuovi”, afferma.

NUOVOIMAIE ha avviato una causa legale contro Spotify per presunta mancata remunerazione degli artisti e degli esecutori per lo sfruttamento delle opere sulla piattaforma. L’azione legale si basa sull’accusa che Spotify non paghi adeguatamente le opere musicali presenti nel proprio catalogo, un argomento di discussione complesso che coinvolge la necessità di una regolamentazione per la tutela dei diritti degli artisti nel settore dello streaming. 
  • Causa legale: L’atto di citazione è stato notificato a Spotify per sostenere che la piattaforma non sta paghiando correttamente gli artisti per lo sfruttamento delle loro opere.
  • Motivazione: L’accusa si focalizza sulla corretta remunerazione degli artisti, sostenendo che i contenuti musicali vengono sfruttati senza un adeguato compenso.
  • Contesto: Il caso si inserisce in un dibattito più ampio sull’adeguatezza dei compensi dello streaming e sulla necessità di una regolamentazione più efficace per proteggere gli artisti e gli esecutori.
  • Posizione di NUOVOIMAIE: L’organizzazione di artisti e interpreti ritiene che i contenuti musicali siano sottovalutati rispetto al valore che generano, e che la situazione attuale assomigli a un “far west”.